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Dom, Giu

Tecnologia

Ogni volta che si pensa alla fashion industry, si pensa a Vogue, alle modelle in passerella, agli stilisti più famosi, ai trend all’ultimo grido, alle grandi metropoli come Milano, New York, Parigi e Londra, ma attori di questo scenario sono anche loro, i fashion blogger.

Quale legame può esistere fra quella che la tradizione filosofica e letteraria ha sempre considerato il cuore dell’uomo, il centro del suo essere e l’ultimo ritrovato tecnologico, che per quanto avveniristico, rimane pur sempre un oggetto? Apparentemente nessuno.

È questo l’obiettivo che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) si è proposta con la pubblicazione della guida informativa “I diritti dei consumatori nel mercato dei servizi di comunicazione elettronica” (consultabile sul sito web www.agcom.it), redatta dalla Direzione tutela dei consumatori nell’ambito delle attività di collaborazione previste dal Protocollo di intesa con le associazioni dei consumatori.

Il progresso e la tecnologia hanno portato numerosi benefici al vivere quotidiano, semplificandolo e permettendoci di fare delle cose che sino a poco tempo fa erano impensabili o perlomeno sembravano molto lontane.

Mettiamo che abbiamo intenzione di acquistare un “qualcosa” che si colleghi al nostro computer di casa, per stampare le nostre foto, per inviare fax (perché no? tipo la prenotazione di un viaggio on line, o la disdetta all’abbonamento telefonico), per scannerizzare le vecchie foto di famiglia prima che si autodistruggano o dei documenti importanti da archiviare nel pc, o per fotocopiare pagelle o ricette: ecco, questo qualcosa si materializza oggi nella stampante multifunzione. Questo tipo di stampante è essenzialmente di due tipi: versione laser e versione inkjet, ma “gli esperti” ci dicono subito che per un uso casalingo, la scelta cadrà quasi obbligatoriamente sulle inkjet. Fabio Righi e Giorgio Viglio, soci e titolari del negozio La Fotocopia a Trieste, sono unanimi nel sostenere che questo tipo di tecnologia è senz’altro la più appropriata da utilizzare tra le proprie mura domestiche, per tutta una serie di motivi, emersi e chiariti nel corso di un recente incontro. Prima di scoprire perché ci viene consigliata una inkjet da portare a casa, capiamo la differenza di tecnica tra le due stampanti: le inkjet, come dice il loro stesso nome, per convertire in segno su carta i dati inviati dal computer, utilizzano inchiostro liquido spruzzato sul foglio attraverso ugelli microscopici; le stampanti laser utilizzano invece cartucce di toner (= che dà il tono, il colore; è un composto di polvere finissima di carbone mescolato ad un polimero, con ossidi di ferro e resina, che si fissa sul foglio di carta tramite un sistema a caldo). Ognuna di queste due tecnologie ha punti di forza e di debolezza e ognuna è consigliata per soddisfare esigenze diverse. In casa è importante considerare l’ingombro, quindi la dimensione di queste macchine: se siamo alla ricerca di qualcosa da inserire in un piccolo spazio sopra o sotto la scrivania, è difficile scegliere diversamente da una stampante a getto d’inchiostro. L’ingombro delle inkjet è minore grazie alle dimensioni delle cartucce: le stampanti a colori hanno bisogno di quattro cartucce, una per ogni colore base che poi insieme formano le varie tonalità e sfumature (nero, ciano, giallo e magenta); quelle per il toner sono più grandi di quelle per l’inchiostro, quindi le macchine risultano davvero ingombranti, e non sono affatto adatte per trovare spazio in un appartamento (diversamente, se non abbiamo bisogno di una multifunzione, una stampante laser monocromatica può essere abbastanza piccola). Poi, consideriamo la qualità nel campo delle immagini: che si tratti semplicemente di un grafico “a torta” fino ad arrivare alle fotografie a colori è sicuramente meglio una stampante inkjet, che è anche predisposta per poter stampare su carta fotografica, mentre la laser non lo è (è previsto l’utilizzo di vari tipi di carta patinata che però non rendono assolutamente quanto la fotografica); le stampanti laser a colori sono inoltre molto costose. I costi per la manutenzione e i costi delle cartucce delle stampanti a getto sono maggiori, ma, proprio in rapporto al numero di copie (di portata “casalinga”) che si effettueranno nel tempo, alla fine risultano più facilmente abbattibili e il rapporto qualità/prezzo diviene conveniente. I tempi di stampa delle inkjet invece sono più lenti, ma in casa la tempistica è un fattore relativo: trattiamo infatti quasi sempre “lavori” legati al nostro tempo libero e quasi sempre senza scadenze “ufficiali” e dunque anche se la nostra inkjet non dovesse “sputare” a raffica stampe e copie a velocità incontrollata non sarebbe questo un grosso punto a suo svantaggio. Invece quando si tratta di stampare pagine di solo testo nero, la stampa laser è imbattibile. Anche nei modelli più economici, di fascia bassa, dalla laser monocromatica ci si può aspettare fino a 20 pagine al minuto; le inkjet sono significativamente più lente, raramente stampano più di 6 pagine al minuto di testo nero. E per quanto concerne la qualità di stampa del testo, anche se questa è simile tra le due piattaforme, comunque in caso di caratteri piccoli, la tecnologia laser è sempre migliore nei piccoli dettagli e per punti di piccole dimensioni. Quindi se possiamo permetterci un piccolo investimento iniziale e se abbiamo in mente semplicemente la stampa di documenti di testo nero, la bilancia pende dalla parte della stampante laser. Ora c’è un altro aspetto da considerare, una volta stabilite le nostre necessità e scelto e acquistato la nostra stampante, che sia inkjet o laser: dopo averla messa a regime, passa un po’ di tempo e… il colore sbiadisce. Le immagini, i testi non sono più brillanti come prima e dobbiamo pensare a sostituire le cartucce. Abbiamo, sostanzialmente, tre possibilità. La prima è di acquistare le cartucce originali, prodotte dalla stessa casa che produce la nostra stampante. Sono prodotte dalla casa madre delle stesse proprie stampanti, sicure, testate e tarate in fabbrica sulle macchine originali, danno il migliore risultato in tema di rapporto qualità/prezzo. Oppure si possono acquistare delle cartucce compatibili: riprogettate per funzionare come i prodotti originali (rispettando i brevetti depositati dalle case madri), sono prodotti di concorrenza, realizzati da aziende specializzate in determinati modelli di determinate case. Costano meno delle originali ma in genere hanno una resa minore rispetto a quelle originali. È comunque un dato segnalato in genere sulle confezioni: viene indicato per esempio il numero di fogli A4 che si possono stampare con la cartuccia in questione. Quello che bisogna tenere d’occhio è la percentuale di foglio occupata dal colore che viene presa in considerazione, tipo: n° tot di fogli stampati al 20%. Allora dobbiamo immaginarci un foglio A4, che misura 21 x 29,7 cm cioè 623,7 cm2 con un quadratino di 124,74 cm2 colorato, e capiamo subito la resa della cartuccia. Infine possiamo acquistare cartucce rigenerate. Sono le cartucce originali, esauste, impacchettate e immesse nel circolo dei rifiuti, recuperate da aziende specializzate nel processo di rigenerazione: rimesse in forma, pulite dai residui del vecchio colore, sostituite nelle parti soggette ad usura, ricaricate e, dopo alcune verifiche di funzionamento tramite test di stampa, nuovamente commercializzate. Sono economiche (una cartuccia rigenerata ha un costo inferiore al nuovo e può essere ricondizionata più volte), ecologiche (rigenerare significa non inquinare) e funzionali (a norma di legge, le cartucce esauste vanno nella raccolta differenziata, e questo impegno lo assolve l’azienda rigeneratrice). Alla fine, siamo più ecologici o più trendy? Scegliamo le originali, di marca, o le rigenerate? O stiamo attenti al portafoglio, senza considerare l’economia sul lungo periodo? Sia per la stampante ma soprattutto per le future ricariche, la scelta resta un affare del tutto personale, anche se un occhio al riciclo e all’abbattimento dei costi nel tempo è da definirsi senz’altro al passo coi tempi. Caterina Lughi

Lavarsi, vestirsi, cucinare: diventano attività complesse per chi si trova improvvisamente in una situazione di mobilità ridotta, a causa di un evento traumatico o dell’aggravarsi di una patologia degenerativa. Al termine della degenza ospedaliera recuperare indipendenza e autosufficienza anche all’interno del proprio domicilio diventa fondamentale per poter riacquistare la migliore qualità di vita possibile. In quest’ottica le nuove tecnologie domotiche possono offrire un valido aiuto.

L’era informatica: un brulicare di nati digitali e dinosauri informatici, quelli che hanno utilizzato il computer per la prima volta nella loro vita all’università, e i computer nerds, il mare magnum di chi è un utilizzatore finale e nel suo computer regna il caos assoluto.

Bionanotecnologie, servizi di sanità avanzata, nautica da diporto, ottica e strumentazione ottica, caffè, utensileria e turismo. Ma anche riciclo, efficienza energetica, edilizia ecocompatibile, prodotti biologici e tessuti tecnologici per impiego ospedaliero e nella protezione civile: sono i settori sui quali i giovani del futuro della nostra regione dovranno puntare per cercare di assicurarsi e costruirsi un avvenire. Settori, in sostanza, dove ricerca scientifica e innovazione giocano un ruolo fondamentale.
È quanto emerso da un incontro organizzato a Trieste dall’Ucid (Unione cristiana imprenditori e dirigenti) che ha invitato Domenico Romeo, già rettore dell’Università di Trieste nonché già presidente dell’Area Science Park, e Roberto Camus, preside della facoltà di Ingegneria di Trieste, a parlare di scienza e innovazione. “Innanzitutto – ha spiegato Romeo – bisogna fare un distinguo: se per ricerca scientifica si intende scoprire cose che già esistono (tranne per quel che riguarda la sintesi di nuove molecole), la tecnologia punta all’utilizzo piuttosto che al possesso di tali conoscenze”. Ed è proprio qui che spesso i due mondi si scontrano: mentre la ricerca punta a divulgare le conoscenze attraverso le pubblicazioni, la tecnologia, spesso promossa e supportata dalle imprese, è gelosa dei risultati raggiunti. Anche se a quanto pare questi due mondi stanno finalmente e lentamente iniziando a parlarsi.
Va inoltre specificato che ci sono vari tipi di innovazione: innovazioni “radicali” di prodotto o processi produttivi (il cui fine è soddisfare nuove esigenze espresse dal mercato o di penetrare nuovi mercati); innovazioni “incrementali” o “evolutive” di prodotti o processi produttivi (per significative modifiche o miglioramenti di prodotti già commercializzati o di tecnologie già utilizzate o di processi produttivi già in atto); innovazioni “organizzative” (per il miglioramento dell’organizzazione e della gestione dei processi produttivi, dei servizi o dei rapporti con fornitori e distributori); “innovazioni di mercato” (riguardano i canali distributivi, il target di clienti o di consumatori finali cui rivolgersi). In ogni caso è importante sottolineare che l’innovazione ha come fine la creazione di valore, concetto che sostituisce quello di profitto, e che implica investimenti e progetti a lungo termine.
> DALL’IDEA AL PRODOTTO
Il passaggio dall’idea al prodotto è piuttosto semplice: a stimolare lo sviluppo delle nuove tecnologie attraverso la ricerca non sono solamente le conoscenze pregresse e i fornitori (di attrezzature, strumenti, software) o le singole imprese che finanziano il tutto, ma pure gli stessi clienti che, implicitamente, richiedono prodotti sempre nuovi. Da qui l’elaborazione di studi, la produzione di prototipi di ingegnerizzazione, la fabbricazione del prodotto venduto attraverso l’attività di marketing. Quindi il consumatore finale, che una volta acquistato il nuovo prodotto ne richiede subito uno nuovo e ancora più all’avanguardia. Insomma, un cane che si mangia la coda.
> TRIESTE CITTà DELLA SCIENZA
Da anni ormai alla nostra città è stato appiccicato l’appellativo di “città della scienza” per la presenza di numerose realtà scientifiche concentrate sul nostro territorio. Ma quante persone è capace di catalizzare questa città della scienza? “Tra Università, Sissa, Laboratorio Elettra e le altre realtà, compresi gli addetti alla ricerca e sviluppo nelle imprese, sono state stimate circa 3.500 persone, per un rapporto pari a 3,8 ricercatori ogni 1.000 persone”, ha rilevato Romeo. Da sfatare le voci che sostengono lo scarso sfruttamento dei Centri di ricerca del territorio per “fare impresa”: in base ad alcuni dati sarebbe infatti emerso come in questi anni vi sia un’elevata percentuale di imprese regionali che stanno investendo sull’innovazione nelle sue più diverse accezioni allacciando rapporti con Dipartimenti delle Università regionali o proprio con questi Centri.
Nel 2008 ben l’85% delle imprese non insediate in Area Science Park o nel Bic hanno instaurato collaborazioni con gruppi di ricerca dell’Università di Trieste. “Università – ha voluto sottolineare Camus – che deve essere considerata una risorsa preziosa non solo dal punto di vista formativo, ma soprattutto per il grande apporto che sta dando in questi anni all’innovazione. I suoi contatti con le realtà economiche e non solo ha creato negli anni importanti occasioni di spin off”. Tra le imprese triestine nate in seno all’Università e oggi indipendenti Es.Te.Co. (per il settore di software di simulazione e ottimizzazione), Lift, O3, Geonetlab, C-Energy, Genefiniti o, per quanto riguarda la promozione di realtà industriali, la Tbs, oggi divenuta realtà internazionale. “Purtroppo – ha concluso Camus – i continui tagli minacciano di mettere a rischio l’intero apparato universitario, con ripercussioni non solo di tipo qualitativo per quanto riguarda la qualità dell’offerta formativa, ma anche la varietà e, soprattutto, la ricerca”.
C.O.

I computer sono entrati a far parte delle nostre vite al punto che sembra non si possa più farne a meno. Lavoro, svago, acquisti sono ormai attività in cui questo strumento ha un suo ruolo preciso. Va però ricordato che il suo uso presenta dei rischi di non poco conto: i malintenzionati infatti hanno trovato il sistema di entrare anche lì, per perpetrare i loro sotterfugi ai poveri malcapitati. Chiunque può rimanere coinvolto, proprio perché dai più piccoli agli adulti, tutti possono accedere a questo mezzo; in bambini, in particolare, sono più vulnerabili se non vengono adeguatamente controllati dai loro genitori o non sono stati istruiti correttamente su quello che possono e non possono fare.

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