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Sab, Mag

Anima e iPad: ecco la società della registrazione

Tecnologia
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Quale legame può esistere fra quella che la tradizione filosofica e letteraria ha sempre considerato il cuore dell’uomo, il centro del suo essere e l’ultimo ritrovato tecnologico, che per quanto avveniristico, rimane pur sempre un oggetto? Apparentemente nessuno.

Quale legame può esistere fra quella che la tradizione filosofica e letteraria ha sempre considerato il cuore dell’uomo, il centro del suo essere e l’ultimo ritrovato tecnologico, che per quanto avveniristico, rimane pur sempre un oggetto? Apparentemente nessuno.

Non la pensa così, però, Maurizio Ferraris, professore di Filosofia teoretica all’Università di Torino che ha tenuto di recente a Trieste un’interessante lectio magistralis dal titolo “Anima e iPad”, dove ha affermato che il legame c’è, eccome. “Fin dall’antichità – spiega Ferraris – l’anima è stata considerata come un qualcosa in perenne movimento. L’ipotesi fondamentale di questa teoria era che l’anima fosse vita. Platone diceva che l’anima assomiglia ad un libro su cui lo scrivano annota i suoi discorsi e dove si può fissare la memoria; appare così l’immagine dell’anima come un supporto su cui scrivere e che tiene traccia delle nostre esperienze. È difficile, infatti, pensare ad un’anima senza memoria, cioè senza identità, senza ricordo delle azioni compiute, delle proprie inclinazioni, forze e debolezze”. Ernst Jung sosteneva: “La tecnica, come in un corteo, porta continuamente alla ribalta una moltitudine di cose antichissime”. “L’iPad – afferma Ferraris – è una rivelazione di come è fatta la nostra anima, ma è solo una sua immagine, non la rappresenta certamente, in quanto è comunque qualcosa di esterno. La tavoletta della Apple è dunque a tutti gli effetti una protesi, una delle tante macchine che ci hanno accompagnato nel corso del tempo. Inoltre, il telefonino da una macchina per parlare si è trasformata in una macchina per scrivere: lo vediamo tutti i giorni con gli innumerevoli sms che ci si invia. Da strumento amnesico dunque ha iniziato ad essere un apparecchio tecnologico di memoria”. “L’umanità – sostiene il professore – tendenzialmente si maschera a se stessa ovvero cento anni fa ci si immaginava in un futuro dove la scrittura sarebbe scomparsa, il piacere del cibo pure perché nell’immaginario ci si sarebbe nutriti prevalentemente di pillole e ci si sarebbe abbigliati con semplici tute. In realtà, la moda impera, lo slow food spopola e si scrive molto. Quest’ultimo aspetto ha comportato una radicale esplosione della memoria apparentemente inerte. Sono stati creati, infatti, oggetti per aumentare la registrazione e ciò che è stata chiamata società della comunicazione è in realtà una società della registrazione in quanto dà durevolezza agli oggetti. Parlare, scrivere, registrare sono funzioni essenziali del telefonino, ma soprattutto la registrazione permette di creare degli oggetti sociali che dipendono da essa. L’iPad che registra gli oggetti sociali, infatti, in qualche misura ci aiuta a pensare. Inoltre, il fatto di registrare ci rende responsabili: una promessa fatta tra amnesici non sarebbe una promessa, sarebbero parole al vento. Per questo la società si è riempita di carta, di archivi, di registri”. Ora, l’iPad, i computer e i telefonini sono un enorme potenziamento della memoria e in qualche misura aumentano enormemente il senso di responsabilità. Banalmente, i telefoni fissi potevano squillare per giorni senza obbligarci a rispondere, ora non è più così e la nuova tecnologia ci riporta alla responsabilità di risposta. “È importante – asserisce l’esperto – avere supporti di memoria perché da ciò dipende la nostra identità. La tavoletta della Apple, infatti, custodisce la nostra memoria e la nostra identità”. “Per capire meglio pensiamo all’Alzheimer che ci fa tanta paura, una paura che non è solo funzionale (dopotutto, l’Alzheimer in sé e per sé potrebbe essere divertente… si conoscono persone sempre nuove), ma è morale: cosa resta di noi se non ci ricordiamo di noi stessi?”, conclude Ferraris. Monica Ricatti