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Come piantare viti e olivi

 |  Redazione Sconfini

 

Nel momento in cui percorriamo una strada di campagna in automobile o a piedi, la nostra attenzione non può non soffermarsi sull’ordinato disporsi in file perfettamente parallele ed ordinate dei

filari di viti o ulivi, che vengono coltivati a macchia di leopardo in tutta Italia, e anche nel Friuli Venezia Giulia nonostante che qui la presenza delle viti sia nettamente più diffusa rispetto a quella degli ulivi.

 

La sensazione che riceviamo è che quelle piante sembrano essere da sempre lì. In realtà così non è: prima di poter essere piantate, il lavoro che gli operatori devono svolgere per la preparazione del terreno è davvero complesso e molto delicato.

 

> Scelta del terreno

 

Per piantare delle piante, che nel caso delle viti resteranno in vita fino ad un massimo di circa 80 anni, ma nel caso degli ulivi possono durare addirittura millenni, già la scelta del terreno riveste un’importanza straordinaria. La regola orografica principale è che il terreno sia il più pianeggiante possibile, o con una pendenza comunque inferiore al 10-15%. Nell’emisfero settentrionale del nostro pianeta, l’esposizione ideale, inoltre, deve essere verso sud-est, sud o sud-ovest.

 

Oltre a ciò, il terreno non deve trovarsi a fondo valle, altrimenti si corre il rischio delle cosiddette acque stagnanti che si accumulerebbero su quel terreno e che, di fatto, soffocherebbero le raaltdici delle piante, private di ossigeno. Si può ovviare parzialmente a questo problema con una bonifica a canali per il deflusso delle acque, ma si tratta di palliativi costosi che danno risultati non sempre sufficienti.

 

> Terrazzamenti

 

Nel caso si debba operare su pendii più scoscesi, si rendono necessarie operazioni “cantieristiche e ingegneristiche” lunghe, complesse e molto costose. Il terreno, infatti, deve essere lavorato in modo da creare dei terrazzamenti pianeggianti intervallati da piccole scarpate che a loro volta sono seguite da altri terrazzamenti. Il difficile lavoro di riporto del terreno eccedente un terrazzamento, che serve a riempire quello successivo, rappresenta solo una delle tante difficoltà tecniche da affrontare (assieme al livellamento superficiale, all’erezione di muretti contenutivi, ecc.) prima di piantare le prime piante.

 

> Concimazione di fondo

 

Abbandonate per un attimo le operazioni più “fisiche”, non si possono poi dimenticare gli aspetti chimici del terreno. È impossibile trovare un terreno chimicamente perfetto, e quindi si fanno apposite analisi chimiche, utili a capire di quali sostanze aggiuntive (come potassio e fosforo) e sali minerali necessita il terreno per poter garantire un sano sviluppo delle radici.

 

> Lo scasso

 

Dopo aver effettuato il riequilibrio chimico, si torna alle operazioni più muscolari (anche se vengono effettuate oramai ovunque per mezzo di macchine industriali). Lo scasso è l’aratura profonda del terreno, anche più di un metro, che serve a portare il substrato fertilizzato precedentemente, grazie alla concimazione di fondo, sotto terra, grossomodo alla profondità cui giungeranno le piante arrivate a maturazione. Questa doppia operazione è fondamentale per la futura nutrizione della pianta.

 

> Pulizia del terreno

 

Così come avvenuto prima della concimazione di fondo, il terreno a questo punto deve necessariamente essere ripulito dalle ceppaie e dal pietrame eventualmente ricomparsi dopo lo scasso.

 

> Tracciamento

 

A questo punto il terreno è (quasi) pronto. Prima di poter piantare le viti o gli ulivi, infatti, è necessario stabilire ancora il tipo di allevamento che si vorrà utilizzare. Per questo vengono infilati nel terreno a distanze variabili a seconda del tipo di allevamento, ma costanti all’interno di uno stesso allevamento, dei “traguardi” ovvero dei picchetti, nei punti dove cresceranno le piante. Questi picchetti si chiamano sesti di impianto e definiscono le distanze tra le piante nella stessa fila e la distanza tra le file.

 

> Scavo della buca

 

Ora, finalmente, ci siamo: accanto ai picchetti è possibile scavare le buche, all’interno delle quali saranno piantati i bulbi di viti e ulivi. Nel metodo tradizionale si opera con pala o forcone per scavare una buca profonda circa 30-60 centimetri, ma recentemente si sono cominciati ad utilizzare anche piccoli escavatori o trivelle. Dopo tre o quattro anni la pianta giungerà a maturazione e darà i primi frutti. Passando da quelle parti ci sembrerà che quelle ordinate file di viti e ulivi siano sempre state lì e che alle spalle non ci sia stato alcun tipo di lavoro. In realtà però pazienza, attenzione, amore e preparazione tecnica degli uomini hanno contribuito per mesi a dare vita a ciò che stiamo ammirando.

G.M.

 

 
In collaborazione con Help!

 

 


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