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La fioritura di viti e ulivi

 |  Redazione Sconfini

Ci sono decine di migliaia di persone allergiche al polline, che durante la primavera “infesta” l’aria spostandosi a ridosso delle zone verdi come una morbida neve che ama le belle giornate e le traiettorie orizzontali più di quelle verticali, tipiche invece delle precipitazioni atmosferiche. «Ma a cosa diavolo serve tutto questo polline?», tuonano spesso i poveri allergici soffiandosi il naso. Una delle tante risposte possibili a questa diffusa domanda di certo accontenterà gli amanti del vino (quindi una buona fetta della popolazione) e dell’olio (praticamente tutti).

 

Senza quel polline che viaggia in cerca di fiori da fecondare, infatti, non ci sarebbero frutti della vite e degli ulivi. Nel periodo tardo primaverile, su queste e su molte altre piante da frutto, si assiste alla fioritura che, quando segue una primavera calda avviene prima, mentre quando segue un periodo freddo e piovoso ritarda di qualche settimana. I fiori, che rappresentano da un certo punto di vista la parte femminile delle piante attendono con pazienza il “mascolino” polline. Solo se fecondati, essi potranno dare origine a quei preziosi frutti fonte di prelibati condimenti e di inebrianti calici di vino. Naturalmente, anche gli insetti portano il polline, ma nel caso specifico di viti e ulivi (che sono piante anemofile) il loro contributo è più modesto rispetto a quello fornito alla fecondazione di altre piante. Prima e dopo la fecondazione, però, molto impegnativa è l’attività che gli agricoltori devono svolgere per favorire la maturazione dei frutti e per debellare i loro tre principali avversari: piante infestanti, insetti e malattie.

 

Le piante infestanti sono tutte quelle che crescono all’interno di coltivazioni che non le prevedono. Teoricamente, non solo ortiche, erbacce, rovi e zizzania sono infestanti, ma anche una pianta di pomodoro che cresce in un vigneto è infestante. Da rilevare, però, come l’etica contadina proibisca di definire infestante una pianta generatrice di alimenti. Tuttavia, in pratica, anche il pomodoro viene trattato come le altre erbacce e viene estirpato utilizzando mezzi chimici o meccanici. Perché? Perché altrimenti per crescere ruberebbe prezioso nutrimento alle altre piante. Tra i mezzi chimici, il più diffuso è il diserbante, che viene spruzzato attraverso una specie di erogatore a campana (che serve a non far arrivare il prodotto anche sulle piante da proteggere) direttamente sulla pianta infestante. Il suo ruolo è quello di interrompere le reazioni chimiche che stanno alla base della vita delle piante, portandole ad una rapida morte. Ovviamente, per non colpire anche le piante da frutto, è un metodo sconsigliato in presenza di vento.

 

Gli altri metodi per estirpare le piante infestanti sono meccanici: esiste la tradizionale zappatura superficiale, la fresatura che macina il terreno “infestato” per una profondità di 10 centimetri, lo sfalcio e il pirodiserbo, metodo che brucia con il fuoco le piante infestanti. Ma la miglior tecnica, utilizzata da molti coltivatori, è il Mulching: grazie ad esso un’apposita macchina macina tutta la parte aerea (cioè quella al di fuori dalla terra) delle piante riducendola in piccolissime parti. Essa viene poi lasciata sul terreno a macerare permettendo quindi la riattivazione del suo ciclo biologico, diventando nutrimento per le altre piante e fonte di arricchimento naturale del terreno, che in questo modo trattiene anche molto meglio l’umidità.

 

Verso i primi di giugno si assiste alla fioritura di viti ed ulivi e in questo momento l’agricoltore deve prestare attenzione a malattie e insetti, come gli acari, poiché i fiori sono particolarmente vulnerabili. Tra le malattie più diffuse, sono da ricordare quelle portate dai funghi, come il malbianco e la peronospora. In questo periodo vengono fatti anche dei mirati interventi fitosanitari, consistenti nello spruzzare le piante con prodotti chimici che combattono e impediscono lo sviluppo delle malattie e le aggressioni di insetti e microrganismi.

 

In questo periodo viene realizzata inoltre, specie per le viti, la cosiddetta potatura verde, che cade nel periodo vegetativo (mesi estivi) quando la pianta è in crescita. Serve ad eliminare i tralci che non producono o che potrebbero ombreggiare l’altra uva non favorendone la maturazione. Accanto a questa potatura esiste anche un altro tipo di potatura, legata non alla produzione ma alla salvaguardia dello stato fitosanitario del vigneto. Quando una pianta è colpita da una malattia, ad esempio, va estirpata e subito dopo i tralci malati vengono bruciati per motivi di sicurezza. Terminati tutti questi procedimenti, però, è già tempo di prepararsi alla vendemmia…

G.M.

 


In collaborazione con Help! 

 

 


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