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Ad ognuno il suo fondo

 |  Redazione Sconfini

La nascita dei fondi comuni di investimento, risalente in Italia al 1983 grazie alla legge n° 77, ha permesso di avvicinarsi a un mondo complicato e ignoto alla maggior parte, quello della finanza, anche al semplice correntista. Ma cosa sono questi strumenti finanziari e quali sono i vantaggi nell’acquistarli? Ne parliamo con Aniello Malvone, promotore finanziario di Simgenia e agente generale di Alleanza Assicurazioni.

 

“I fondi comuni – spiega Malvone – sono uno strumento di investimento che si caratterizza per la diversificazione con cui il capitale viene distribuito tra azioni, obbligazioni e titoli di stato”. Praticamente il risparmiatore acquista alcune quote di un fondo (e con quota s’intende la frazione di patrimonio unitaria del fondo stesso), e il suo denaro, a seconda del tipo di fondo che si sceglie, viene diversamente suddiviso, appunto, in azioni, titoli e obbligazioni.

 

L’investitore nel momento in cui sottoscrive un fondo delega a un team di esperti professionisti la gestione del suo investimento. “La nascita di un fondo – chiarisce Malvone – avviene per iniziativa di gestori professionali, cioè le Sgr (società di gestione del risparmio), che definiscono la fisionomia del fondo e ne stabiliscono le linee guida indicate in un regolamento che deve essere autorizzato dalla Consob e dalla Banca d’Italia. Vale a dire: al momealtnto della “costruzione” di un fondo vengono stabilite le percentuali di azioni, obbligazioni e titoli di stato in cui il fondo è suddiviso, percentuali che non devono mai essere mutate”.

 

In realtà, il risparmiatore non si relaziona direttamente con le Sgr bensì con i promotori finanziari. “Si tratta – specifica l’agente generale – di una figura professionale che ha conseguito il titolo superando un esame di Stato, scritto e orale, che gli consente l’iscrizione all’albo nazionale dei promotori finanziari. Questo professionista opera per conto di una Sim, cioè di una società di intermediazione mobiliare (sostanzialmente una rete di vendita), anch’essa autorizzata dalla Consob e dalla Banca d’Italia”.

 

È molto importante il rapporto che si stabilisce tra il cliente e il consulente, ed è bene tenere presenti alcune indicazioni. “Innanzitutto – sottolinea Malvone – il promotore deve esibire obbligatoriamente la certificazione della Sim cui fa riferimento, quindi deve essere in grado di raccontare la storia del fondo, ovvero l’andamento di questo negli ultimi anni, in modo tale che l’interlocutore possa comprendere come il gestore ha saputo affrontare l’andamento del mercato. Inoltre, relativamente alla società di intermediazione mobiliare, una garanzia di qualità è fornita dall’anzianità della Sgr stessa”.

 

Ma il momento più importante dell’incontro è l’intervista che il promotore fa al nuovo cliente e che serve a comprendere il profilo dell’investitore, indispensabile per poter suggerire l’acquisto del fondo giusto, che si definisce grazie a tre parametri, ovvero: tempo, aspettativa di rendimento e grado di rischio che si è disposti a correre. Un esempio: per chi ha sempre preferito l’acquisto di Bot, quando si avvicina per la prima volta ai fondi comuni di investimento appare più opportuno un prodotto la cui percentuale più alta è costituita da titoli di stato, quindi a basso rischio.

 

“Esistono principalmente tre macroaree di fondi – spiega Malvone – che corrispondono a tre tipi di propensione al rischio: i fondi azionari, in cui la percentuale più alta è costituita da azioni, i fondi obbligazionari, in cui prevalgono le obbligazioni, e i fondi bilanciati, dove obbligazioni e azioni sono equamente suddivisi”. Il primo tipo di fondo è chiaramente più speculativo, si ha più probabilità di alti rendimenti a fronte di un rischio più elevato. Meno rischioso è l’obbligazionario, mentre a un livello medio di rischio si colloca il fondo bilanciato.

 

A seconda della scelta del fondo, varia anche l’arco di tempo che viene indicato come ideale per conseguire performance soddisfacenti. Quando si parla di un investimento a lungo termine s’intende una durata compresa tra i 7 e i 10 anni, e questo è il lasso temporale consigliato per i fondi azionari; con medio termine i tempi si riducono a 5-7 anni (indicati per i fondi bilanciati), mentre per breve termine (suggerito per gli obbligazionari) s’intende una durata di 3-5 anni.

 

“La scelta di investire parte dei propri risparmi in fondi di investimento – conclude Malvone – ha un indubbio vantaggio: quello di evitare il fai da te che spesso ha portato a risultati rovinosi. In questo senso è importante anche che tra il professionista e il cliente si stabilisca un buon rapporto basato sulla fiducia e sulla collaborazione”.

Tiziana Benedetti

 


In collaborazione con Help!

 

 


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