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Un nemico privo di… odore

 |  Redazione Sconfini

Come ogni anno in questo periodo, abbiamo già letto sui giornali notizie allarmanti in merito agli incidenti domestici imputabili al gas (ovvero al monossido  di carbonio). Il gas non è il principale imputato sul banco dell’accusa: il pericoloso nemico che si cela dietro ai casi di intossicazione è il monossido di carbonio, una sostanza inodore che si forma come prodotto della combustione.


Il problema della sicurezza degli impianti domestici a gas (caldaie, scaldabagni, cucine, piani cottura, forni) è un argomento che interessa tutti noi, ma che spesso viene affrontato solo dagli addetti ai lavori poiché richiede delle conoscenze e delle competenze tecniche specifiche. Cercheremo di dare rilievo e chiarezza alle informazioni più preziose, con la consulenza di un esperto del settore, Diego Piazzolla, titolare dell’azienda System Mind di Trieste.


Cominciamo col dare un significato alle normative di cui si sente tanto parlare.
Il riferimento normativo per chi decide di realizzare un nuovo impianto domestico a gas è la UNI-CIG 7129, ma pochi sanno che per il controllo degli impianti esistenti, realizzati (e non più modificati) prima dell’entrata in vigore della famosa legge 46 del 1990, la norma di riferimento è la UNI-CIG 10738.


La norma UNI-CIG 10738 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale con D.M. 26/11/98 ai sensi della legge 6 dicembre 1971 n. 1083, ed è il “braccio operativo” del D.P.R. 13 maggio 1998 n. 218 in quanto stabilisce i requisiti minimi di sicurezza che gli impianti esistenti devono possedere per essere ritenuti “idonei a funzionare in sicurezza”.


I requisiti minimi di sicurezza per dormire sonni tranquilli sono:

1. Adeguata ventilazione. L’apertura dev’essere in comunicazione diretta con l’esterno dell’edificio, non chiudibile, di 6 cm2 per ogni kW di potenza dell’apparecchio installato, protetta da una rete metallica che non ne impedisca le funzioni, vicina al pavimento. Le prescrizioni in merito alla ventilazione dipendono dal tipo di dispositivo utilizzato e dalle caratteristiche del locale, e pertanto una valutazione sul da farsi è da rimandare sicuramente ad un tecnico del settore.

2. Appropriata aerazione. Forse non tutti sanno che le cucine a gas devono essere dotate di una cappa allacciata a camini (singoli o a canne collettive ramificate) che permettano la fuoriuscita dei vapori di cottura dal tetto (la diffusissima cappa elettrofiltrante, ad esempio, non è sufficiente!).

3. Idoneo smaltimento dei prodotti della combustione. I camini delle caldaie e delle stufe devono essere efficienti e soddisfare i requisiti tecnici previsti dalle norme vigenti in materia.

4. Impianto di adduzione del gas a perfetta tenuta.

5. Corretta funzionalità dei dispositivi di sicurezza installati.


Il fine unico dell’accertamento da parte di personale tecnico è il rilascio della “scheda di presentazione dei risultati”, prevista dallo stesso decreto quale unico documento valido per attestare la conformità dell’impianto. Basta un unico intervento, non dev’essere aggiornato, a meno che non vengano apportate delle modifiche all’impianto stesso: in questo caso è necessario richiedere all’installatore il rilascio della dichiarazione di conformità ai sensi della legge 46/90. La buona volontà nell’investire in prevenzione e prudenza può salvaguardarci da incidenti, a volte, dall’esito drammatico. Programmiamo, dunque, i controlli del nostro impianto a gas e facciamoci consigliare da chi se ne intende davvero.

Elisabetta Celi

 


In collaborazione con Help! 

 

 


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