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Dom, Giu

Pidocchi, un grattacapo che nessuno vorrebbe

Medicina
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Il sintomo fondamentale è il prurito, che induce la persona a grattarsi intensamente il capo. La sua presenza non è sicuramente gradita ed è spesso pure difficile da eliminare.

Ci riferiamo al pidocchio: Pediculus humanus capitis (pidocchio del capo), un piccolo insetto grigio-biancastro, senza ali, che vive esclusivamente sulla testa dell’uomo e si nutre del suo sangue (è infatti un parassita obbligato ematofago). Lungo circa 2-4 millimetri, si attacca alla base del capello pungendo il cuoio capelluto e determinando il caratteristico prurito, dovuto alla reazione locale alla saliva dell’insetto.

 

Il pidocchio ha bisogno di cibo (il sangue) e di calore (la temperatura ideale è quella corporea, 35-36 gradi): per questo non sopravvive più di 24 ore lontano dall’ospite parassitato. Il suo ciclo vitale dura un mese e avviene attraverso tre stadi: uova, ninfa, adulto. Le uova, chiamate lendini, sono ovali e biancastre, più piccole di una capocchia di spillo: sono deposte dalla femmina e si allontanano progressivamente dal cuoio capelluto con la crescita del capello. La femmina del pidocchio vive 3 settimane e depone circa 300 uova, che con una secrezione adesiva salda alla base del capello (a circa 4-6 mm dal cuoio capelluto). Le uova si schiudono dopo 7-10 giorni e diventano ninfe e, successivamente, dopo altri 7-10 giorni e tre stadi maturativi si trasformano in adulti. Il pidocchio adulto è provvisto di estremità ad uncino che permettono di attaccarsi tenacemente al fusto del capello.

 

La pediculosi del capo (termine che indica l’infestazione), pur non rappresentando un problema di salute pubblica (non trasmette alcuna malattia), viene vissuta come un grosso disagio dai genitori dei bambini che ne sono affetti e dagli insegnanti delle scuole in cui si verificano molti casi. Colpisce persone di tutte le età e condizioni socio-economiche, tuttavia è più frequente nei bambini (che socializzano attraverso il gioco e il contatto fisico) di età compresa tra 3 e 11 anni, soprattutto di sesso femminile. Gli individui con capelli molto ricci sono colpiti in misura minore, ma il pidocchio non fa distinzione tra una testa appena lavata e una sporca. Egli si muove velocemente e infesta altre persone attraverso il contatto diretto, “camminando” di testa in testa. Può infestare anche attraverso il contatto indiretto specie con l’uso comune di oggetti tipo berretti, pettini, spazzole, sciarpe, cuscini che sono usati da poco da persona infestata. Non salta, non vola, non predilige odori o sudori particolari, non può essere trasmesso dagli animali.

 

Lalta percentuale di pazienti che riferiscono prurito è molto variabile: quando il grattamento è continuo e insistente può provocare la comparsa di abrasioni ed escoriazioni e, in alcuni casi, sovrainfezioni batteriche. Il prurito al cuoio capelluto e/o la presenza di lesioni da trattamento devono far sospettare una pediculosi. Raramente è presente linfadenite regionale.

 

La diagnosi si effettua con l’ispezione accurata dei capelli e del cuoio capelluto, in particolare dietro le orecchie e la nuca. È difficile vedere i pidocchi ad occhio nudo, ma con una lente d’ingrandimento, separando i capelli e aiutandosi con un pettine a denti stretti, si aumenta l’accuratezza diagnostica. La diagnosi di pediculosi del capo è posta in presenza di pidocchi adulti e/o ninfe e/o uova vitali. La presenza di soli lendini non significa necessariamente infezione attiva: se la loro distanza dal cuoio capelluto è inferiore a 6,5 mm la diagnosi di peduncoli è probabile. Le uova che vengono trovate a maggiore distanza dal cuoio capelluto (3-4 cm) sono probabilmente legate a vecchie infezioni: esse, non essendosi schiuse, sono rimaste attaccate al capello, che nel frattempo è cresciuto.

 

Per il trattamento della pediculosi del capo si utilizzano soprattutto gli insetticidi locali: le molecole principali sono le pietrine naturali, i derivati sintetici (permetrina, pietrine sinergizzate) e il malathion. L’utilizzo dell’aceto tiepido, miscelato con acqua, può contribuire a facilitare il distacco delle uova dal capello. È sconsigliato l’utilizzo di prodotti a base di erbe: in letteratura non sono disponibili studi clinici che valutano la sicurezza e l’efficacia di tali trattamenti. Gli oli naturali oppure i rimedi casalinghi che appartengono a leggende popolari (maionese, burro sciolto, kerosene, catrame, petrolio e zolfo) non uccidono i pidocchi, sono spesso tossici e infiammabili, quindi non devono assolutamente essere utilizzati.

 

Nella nostra antisettica società occidentale la pediculosi è una bizzarra anomalia o è un evento normale?

“Oggi le infestazioni sono frequenti sia nei Paesi ricchi che in quelli in via di sviluppo – risponde il dottor Fulvio Zorzut, responsabile dell’Unità di Profilassi delle malattie infettive dell’Azienda Sanitaria n° 1 Triestina – e non c’è una correlazione stretta tra l’igiene personale, lo stato di pulizia degli ambienti casalinghi e la diffusione dei parassiti: l’infestazione quindi non è indice di scarsa igiene personale o familiare. I più colpiti dalla pediculosi sono i bambini in età prescolare e scolare (3-11 anni) e le loro famiglie, perché hanno più occasioni per contatti stretti. Le bambine sono più colpite dei maschi, probabilmente a causa dei capelli lunghi. È bene chiarire subito che il Pediculus capitis può infestare chiunque, a prescindere dallo stato socio economico dell’ospite. Esiste, purtroppo, ancora una certa riluttanza in molte famiglie a parlarne apertamente con i medici igienaltisti o pediatri, per cui situazioni facilmente risolvibili possono protrarsi nel tempo”.

 

La prevenzione e l’efficacia delle misure verso la pediculosi rientrano nelle cure parentali. Lo shampoo non è sufficiente, serve un’ispezione continua…

“L’unica azione preventiva che può tutelare maggiormente il bimbo dall’infestazione da pidocchi è rappresentata solo da un controllo del capo attivo e costante da parte dei famigliari e/o conviventi. Non spetta ai genitori la diagnosi dell’infestazione, tuttavia tra le normali cure parentali si deve includere il controllo periodico del capo per individuare eventuali lendini o parassiti. Per i genitori un modo semplice per assicurare l’ispezione continua è quello di lavare i capelli ai bambini circa due volte alla settimana con uno shampoo normale e di controllare ogni volta l’eventuale presenza di lendini alla base dei capelli. Una volta accertato il caso, anche con l’aiuto del medico, la famiglia, supportata dalle informazioni necessarie per gestire e risolvere il problema (incontri di educazione sanitaria a scuola organizzati a richiesta, diffusione di materiale informativo), è in grado di effettuare correttamente tutte le azioni indicate evitando così possibili “casi” recidivanti con conseguente disagio per tutta la comunità frequentata”.

 

Nel caso la pediculosi sia presente in un solo membro di una famiglia, è opportuno il trattamento contemporaneo degli altri componenti, anche se asintomatici?

“Qualora la diagnosi di pediculosi sia confermata, è necessario che anche gli altri componenti della famiglia siano controllati e trattati se positivi”.

 

Quali sono le possibili cause di fallimento del trattamento?

“Il trattamento può fallire essenzialmente per tre ragioni: uso improprio o incompleto del prodotto utilizzato, ossia mancata ripetizione del trattamento dopo 8-10 giorni, uso di una quantità insufficiente a determinare un contatto con l’intero cuoio capelluto e/o con i capelli in tutta la loro estensione; resistenza al prodotto; mancata asportazione di tutti i lendini”.

 

In presenza di un caso accertato, infine, come si deve comportare con la comunità frequentata?

“La famiglia svolge un ruolo fondamentale nel controllo della pediculosi: nel caso di infestazione da pidocchi, la famiglia deve avvertire immediatamente la scuola e la comunità frequentata per favorire l’attivazione di un controllo da parte degli altri genitori sui propri bambini. Nessuno screening scolastico può sostituire tale modalità di sorveglianza. Il controllo dei capelli a domanda in ambito scolastico, da parte di personale sanitario, non ha dimostrato di ridurre l’incidenza della ectoparassitosi”.

Ignazia Zanzi

 


 

PIDOCCHI INDESIDERATI: CONSIGLI PRATICI

 

La prevenzione costituisce uno dei mezzi più importanti per limitare la propagazione dell’infestazione. Questo è possibile se si sensibilizzano le famiglie nei confronti del problema. Un aspetto di rilevante importanza, quindi, è quello dell’educazione sanitaria: si devono implementare iniziative rivolte ai genitori e agli insegnanti, supportate da adeguato materiale informativo, che contengano messaggi chiari e inequivocabili. L’Azienda sanitaria locale assume in questo caso un ruolo centrale non solo nel processo di sensibilizzazione ma anche nel coordinamento tra genitori, insegnanti, medici di medicina generale, specialisti e farmacisti. Le persone interessate vanno educate a concentrare l’attenzione sul corretto trattamento piuttosto che su un’esagerata igiene ambientale.

 

> Come liberarsi dell’ospite di troppo e limitare l’infestazione

1) Applicare sui capelli un prodotto antiparassitario specifico seguendo scrupolosamente le istruzioni riportate (rispettare tempi e dosi).

2) Effettuare dopo il trattamento un risciacquo con acqua e aceto (100 g in un litro di acqua calda), applicando poi per 15-20 minuti un asciugamano bagnato con la stessa soluzione (il pH acido dell’aceto scioglie la sostanza adesiva che fissa i lendini al capello).

3) Asportare tutte le uova sfilandole dai capelli con le dita (una per una come perle dal loro filo), esercitando un certo sforzo.

4) Controllare accuratamente ogni 2-3 giorni i componenti del nucleo familiare e coloro che possono essere venuti in contatto con il soggetto infestato.

5) Ripetere sempre il trattamento dopo 8-10 giorni per evitare che le uova sopravvissute possano schiudersi e dare origine a un nuovo ciclo di infestazione.

6) Lavare le lenzuola, indumenti personali, asciugamani, federe, e tutto ciò che può essere venuto in contatto con i parassiti e con le loro uova, in lavatrice utilizzando un ciclo a 60 gradi; inoltre lavare pettini e spazzole con acqua calda (55-60°C).

7) Lavare a secco gli altri indumenti o conservare in un sacchetto di plastica per due settimane gli oggetti o giocattoli (tipo peluche) che non sopportano lavaggi in acqua calda.

8) Non tagliare i capelli perché non serve a nulla.

 

> Come evitarlo

a) Pettinare e spazzolare i capelli tutti i giorni.

b) Tenere i capelli lunghi raccolti.

c) Fare un controllo accurato del capo alla settimana.

d) Educare i bambini a evitare lo scambio di oggetti personali: pettini, berretti, sciarpe, fermagli per capelli, asciugamani.

e) In presenza di un caso accertato attivare una sorveglianza del capo giornaliera e avvertire immediatamente la scuola e le comunità frequentate in modo che i compagni siano controllati.

 

> Cosa non fare

- Non usare prodotti antiparassitari specifici a scopo preventivo: tali prodotti non sono privi di tossicità, possono irritare frequentemente il cuoio capelluto e determinare una certa resistenza.

- Non effettuare disinfestazione ambientale.

- Non farne un dramma.

 

 
In collaborazione con Help!