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Occhio vede… cuore non duole. Quello che le donne guardano ma non sempre dicono

 |  Redazione Sconfini

Gli occhi sono lo specchio dell’anima ma non sempre l’anima è lo specchio degli occhi… “Sguardo penetrante”, un tempo, non era solamente un modo di dire ma corrispondeva, per i neoplatonici ad esempio, all’idea che dall’occhio di chi guardava si muovesse qualcosa che raggiungeva l’occhio di chi era guardato e lo toccasse, lo colpisse, lo impressionasse, lo penetrasse, appunto. Forse per tale motivo molte figure femminili della letteratura tengono gli occhi bassi, non solo per pudore o riguardo della propria anima ma anche per non essere pervase dallo sguardo altrui preservando così un’ulteriore verginità. Questo per dire che il vedere non è sempre un atto immateriale e astratto ma può creare una vera e propria relazione, tangibile, con l’oggetto della visione.


Oggi il vedere, più che un “atto” è diventato “un’azione” concentrata su una percezione che annulla il resto, che condensa tutto in un solo organo e in un solo senso, escludendo gli altri. Non si è mai guardato tanto e visto tanto come nel nostro tempo e mai così intensa è stata l’impressione, o l’illusione, che non esista più alcun mistero, più niente di invisibile. Ormai le “cose” sembrano sparite ed è l’immagine che è diventata “cosa”, “oggetto”, di mestiere, di commercio, d’amore e di desiderio. Non so dire se tutto questo vedere consumi l’occhio. È possibile però che consumi le emozioni e i sentimenti. Le nostre emozioni di fronte alle immagini, così come le opinioni che ci formiamo in un lampo e poi lasciamo subito andare, si accendono e bruciano in un istante, totalmente intransitive e ingovernabili come un riflesso abbagliante. E tutto questo dipende esclusivamente da noi, dal nostro modo di vedere che si arresta nel segreto, una questione che rimane del tutto privata.


L’occhio è un simbolo universale di conoscenza, l’apertura degli occhi è un rito di apertura alla consapevolezza, all’esplorazione, alla curiosità. Ed è soprattutto un elemento essenziale di quel complesso rituale di preparazione all’incontro sessuale che passa attraverso la sedaltuzione, il corteggiamento, l’attrazione e il richiamo erotico. Sì, perché ognuno di noi sparge intorno a sé una nutrita serie di segnali, più o meno consapevoli e più o meno percepibili atti a renderlo desiderabile agli occhi altrui. Si tratta di segni codificati che, una volta emessi, generano un feedback e permettono alla persona che ci sta di fronte di capire se sia adatta a noi o quantomeno che intenzioni abbia.


È stato Charles Darwin a concepire la selezione naturale come l’effetto del successo di entrambi i sessi di una specie rispetto alle condizioni generali della sopravvivenza e in particolare riguardo alla capacità di nutrirsi e di difendersi dai pericoli esterni, rimanendo vivi e generando la prole necessaria alla continuità della specie. Ed è sempre Darwin ad aver introdotto il concetto di selezione sessuale per spiegare come e perché alcuni individui raggiungessero dei vantaggi riproduttivi rispetto ad altri appartenenti allo stesso sesso e alla stessa specie. Per ambedue i sessi, quindi, le risposte ai segnali d’attrazione primitivi sono insite nei circuiti cerebrali e vengono interpretate secondo modelli e reazioni comportamentali “vestigiali”, cioè formatesi in base alla lunga serie di stimoli a cui sono stati sottoposti i nostri predecessori. Bellezza e attrazione sessuale sono sostanzialmente la stessa cosa poiché il termine bello significava in origine “sessualmente stimolante”. In altre parole l’evoluzione ha modellato il nostro cervello in modo che riconoscesse nella gradevolezza della fisionomia un segno di salute e di relativa assenza di malattie stimolando la desiderabilità e l’eccitazione sessuale. E, che ci piaccia o no, il 90 % dell’opinione che un estraneo si forma su di noi viene elaborato nei primi 4 minuti di conoscenza mentre la nostra desiderabilità è valutata in meno di 10 secondi.


I fattori che rendono una donna attraente agli occhi di un uomo non sono difficili da immaginare poiché il corpo femminile si è evoluto come un sistema di richiamo sessuale portatile e permanente, specificatamente predisposto per suscitare la tonta e vulnerabile attenzione maschile. E altrettanto banale sembra il fatto, testimoniato da millenni di storia e di cultura, che l’aspetto e il corpo femminili, nonché le modalità con le quali la donna li esibisce, esercitano sull’uomo un’attrattiva maggiore e più immediata rispetto all’intelligenza e alle qualità interiori. Ma quali sono invece i fattori chiave che stuzzicano lo sguardo di una donna e rendono un uomo affascinante e amabile? Il dato più scontato, soprattutto perché stando ai dati biologici condividiamo ancora il 98% del nostro DNA con gli scimpanzé, è che fin dalla notte dei tempalti le donne sono state attratte da uomini forti e sani in grado di combattere, procurare cibo e proteggere la famiglia. A dire il vero in migliaia di anni la situazione non si è modificata di molto anche se oggi la donna ha aggiunto alle sue richieste il fattore dolcezza nonché la capacità di capire e soddisfare le sue esigenze emozionali.


Lasciando però da parte per un attimo il romanticismo, la correttezza etica o morale e le simpatie personali, vediamo quali sono i principali indicatori fisici che l’occhio femminile seleziona considerando innanzitutto che le donne hanno una maggiore quantità di coni, i fotorecettori della retina, possiedono una visione periferica più ampia, un arco visivo più esteso e sono quindi in grado di elaborare un maggior numero di informazioni. Cominciamo da un dato che può sembrare sorprendente: il primo elemento ad essere osservato, il più delle volte inconsapevolmente, è la simmetria. Recenti ricerche hanno dimostrato che i maschi con caratteristiche somatiche più simmetriche non solo iniziano prima la loro attività sessuale ma mediamente hanno anche un maggior numero di partner. Tutto ciò non deve sorprendere più di tanto poiché le persone attraenti, ovvero le più simmetriche secondo questi studi, hanno una peculiarità che le accomuna e cioè la normalità, la regolarità, requisito estremamente importante dal punto di vista evolutivo. Dovrebbero, infatti, avere meno probabilità di essere portatrici di mutazioni genetiche dannose e quindi più favorite nella prosecuzione della specie.


Passando a stimoli visivi più strettamente collegati all’azione della corteccia cerebrale e quindi più direttamente collegati alle fantasie erotiche, una qualità che polarizza in modo significativo l’attenzione femminile riguarda le natiche, apprezzate se sono piccole e sode. I glutei emisferici e sporgenti sono una prerogativa esclusivamente umana: quando i nostri antenati raggiunsero la posizione eretta, infatti, il fondoschiena si sviluppò in modo sproporzionato proprio per permettere loro di rimanere in piedi, camminare e correre. Anche se le natiche hanno sempre suscitato ilarità e ironia – ricordo per inciso che il 23% delle rotture di fotocopiatrici in tutto il mondo è causato da individui che ci si siedono sopra per fotocopiarsi il sedere… – diventano un tratto selettivo se si riflette sul fatto che un sedere sodo e muscoloso è indispensabile per una buona sessualità. Un uomo con un posteriore grasso e flaccido può infatti avere difficoltà ad eseguire il movimento di spinta pelvica ed essere portato ad effettuarlo con l’intero peso del corpo, cosa che per una donna spesso risulta sgradevole, oltre che di ostacolo agli spostamenti e alla respirazione.


Nella stessa direzione si possono collocare anche altri fattori d’attrazione come ad esempio un fisico atletico, spalle larghe, torace ampio e braccia muscolose. Tali caratteristiche, oltre che sessualmente seducenti, rispondono a precise necessità primitive. Gli uomini infatti dovevano essere in grado tanto di trasportare armi pesanti per lunghe distanze, quanto di riportare a casa le prede catturate; dovevano poi disporre di avambracci lunghi e muscolosi per combattere meglio sia con armi da taglio che con archi e frecce, ed era loro necessario un torace sviluppato che paltermettesse un’ossigenazione più efficace e una respirazione più agevole durante la corsa e la caccia. Le donne apprezzano un tronco robusto con fasci muscolari ben evidenziati ma non sempre un’eccessiva muscolosità poiché temono da parte dell’uomo un interesse narcisistico esageratamente centrato sulla propria virilità anziché sulla femminilità della partner.


Un altro elemento, attualmente molto sfruttato nel look maschile, riguarda i capelli. A causa dei livelli ormonali più elevati, infatti, gli uomini calvi sono comunemente più aggressivi e libidinosi degli altri. Le donne associano quindi alla testa rasata, accompagnata magari da una barba di tre giorni, un’immagine di potere, di forza e di forte virilità. Rimanendo sempre in quest’ambito, le donne rivolgono le loro preferenze a maschi con lineamenti più marcati nella parte inferiore del viso. Infatti un uomo con tali tratti possiede sicuramente una grande quantità di androgeni, gli ormoni steroidei sessuali prodotti dalle cellule interstiziali dei testicoli e dalla corteccia surrenale. Una mascella sviluppata, quindi, pur essendo dispendiosa dal punto di vista biologico dato che la quantità di androgeni necessaria a produrla tende a compromettere il funzionamento del sistema immunitario, diventa indice di un’ottima resistenza alle malattie. Per contrasto apprezzati anche gli occhi grandi, caratteristica tipica dei neonati, che risveglia nelle donne l’innato istinto materno. Il naso, infine, che deve essere pronunciato ma armonico. Fin dai tempi dei romani, peraltro, si pensava che le dimensioni del naso fossero proporzionali a quelle del pene ma, con grande delusione del burattino di Collodi, non esistono conferme scientifiche a questo diffuso luogo comune. Gli unici elementi che i due organi condividono sono il modo in cui si sporgono dalla parte anteriore del corpo e il fatto che, durante l’atto sessuale, si dilatino per un maggiorato afflusso di sangue e la loro temperatura aumenti anche di diversi gradi.


Per rimanere in tema va però sottolineato che, pur avendo l’uomo il pene proporzionalmente più grande fra tutti i primati e pur essendo stata associata per migliaia d’anni la lunghezza dell’organo al potere e all’abilità amatoria, l’evoluzione non ha programmato la donna per eccitarsi sessualmente alla vista dei genitali maschili, contrariamente a quanto succede agli uomini. Non è casuale che la pornografia proponga quantità industriali di donne a gambe divaricate, sedute, distese, rovesciate, fotografate davanti e di dietro mentre tutti i tentativi di produrre immagini a luci rosse maschili per un pubblico femminile sono sostanzialmente falliti. Le numerose ricerche condotte in tutto il mondo, nonché la mia esperienza clinica, suggeriscono comunque che al di là dei canoni estetici, evolutivi, culturali o soggettivi, le qualità alle quali una donna fa riferimento nella scelta di un partner rimangono fondamentalmente la capacità di un uomo di farla ridere, di stupirla, di essere attento alle sue esigenze emotive, di saperla ascoltare e di avere solidi progetti esistenziali. Se poi è ricco e assomiglia a George Clooney tanto meglio.

dott. Filippo Nicolini

psicologo, psicoterapeuta area sessuologia clinica

 


 Anche il suono della voce può attrarre sessualmente

 

Una recente ricerca condotta da un’università di New York, ha stabilito che uomini e donne le cui voci erano state giudicate più attraenti da un gruppo di valutazione erano anche quelli che avevano avuto più partner sessuali ed avevano avuto il primo rapporto sessuale più precocemente. È stato osservato anche che una voce seducente risultava, soprattutto per gli uomini, più indicativa della disponibilità sessuale rispetto ad altre caratteristiche fisiche. Secondo i ricercatori il tono della voce dipende dagli stessi ormoni che influenzano il comportamento sessuale come pure i caratteri fisici che si presentano durante lo sviluppo puberale. Ne consegue che fra voce, morfologia del corpo e comportamento sessuale potrebbe esserci una relazione e che nella storia dell’evoluzione umana il suono della voce può aver svolto un ruolo significativo nelle decisioni circa la scelta del partner.

 


In collaborazione con Help! 

 


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