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Il Corriere della Sera: i poliziotti sono convinti che l'attentato a Belpietro sia un'invenzione

 |  Redazione Sconfini

 

Un nuovo mistero della propaganda di regime si insinua nelle menti dei poveri italiani, sempre più disorientati e incapaci di distinguere il fatti veri dalle menzogne. Il presunto attentato a Maurizio Belpietro, il direttore di Libero, è vero oppure è fiction?

belpietroAncora più che per l'attentato a Berlusconi del dicembre scorso, la Rete ha preso una decisione mai come questa volta chiara e quasi unanime: pur (giustamente) criticando ogni forma di violenza, il mondo del web ha sentenziato che il fallito attentato a Belpietro è una bufala. Per di più costruita male.

Ma quale cretino si traveste da finanziere (testimonianza di Belpietro), sale le scale con la pistola spianata nonostante la presenza delle guardie del corpo nel vano scale e al piano terra? Le possibilità di farla franca sono nulle.

Inoltre, per quale clamorosa coincidenza la pistola che avrebbe dovuto fare fuoco contro Belpietro si inceppa (ricostruzione di Belpietro) proprio nel momento dello sparo? Roba che neanche l'artiglieria di Napoleone a Waterloo più di duecento anni fa.

E poi, quale guardia del corpo inizia a sparare all'impazzata (3 colpi) nel vano scale di un condominio molto popolato di civili con una pistola i cui proiettili sono in grado di rimbalzare, deviare la traiettoria e bucare la porta di un condomino? Tra l'altro, piccolo particolare, non sono stati rinvenuti i fori dei proiettili nel vano scale in questione, nè tracce del fuggitivo nelle siepi che circondano il retro del palazzo.

Se l'attentato fosse giudicato credibile indagherebbe l'Antiterrorismo e invece le indagini sono passate alla Digos. Esclusa quindi la matrice politica tanto sbandierata dai Cicchitto, Gasparri e Co.

Secondo la ricostruzione fornita da Alessandro M. (l'agente di scorta di Belpietro che ha fatto fuoco contro il presunto killer ed è l'unico testimone della vicenda) l'uomo sarebbe fuggito dal cortile del condominio confinante dopo aver scavalcato un muro di oltre due metri. Lunedì alle 22.30 il pm Maria Grazia Pradella assieme ad alcuni uomini della Digos e il caposcorta hanno inscenato la fuga con l'aiuto di un aitante attore in tutti i dettagli. Risultato? Una volta arrampicatosi in cima al muro l'attore non è riuscito a scendere dall'altra parte perché la siepe è troppo fitta e alta. Anche a voler tuffarsi da kamikaze per evitare la cattura le tracce del passaggio sarebbero chiaramente visibili sulla siepe. E invece, niente. La siepe è intonsa.

E infine, come è possibile che il cretino vestito da finanziere sia riuscito a eludere le guardie posizionate al piano terra (e nonostante il rumore degli spari) senza essere non solo catturato, ma anche visto dagli agenti oppure da una delle centinaia di telecamere fissate agli angoli dei palazzi di quella zona di Milano?

Una ricostruzione dei fatti ancora più dettagliata la trovate cliccando qui (da nonleggerlo.blogspot.com).

E a dare una voce ufficiale a questa versione, a pag.27, è anche il Corriere della Sera di ieri sul quale si legge in un piccolissimo trafiletto:

MILANO — Una «fiction» a casa Belpietro. Con tanto di attore. Per ricostruire il racconto della «tutela» del direttore di «Libero» e del presunto attentato di cui avrebbe potuto restare vittima. Un «esperimento giudiziale» disposto dalla procura. Alle 22.30 di ieri sera il «ciak» per ripercorrere, secondo dopo secondo, i fotogrammi dell’agguato fallito via Monte di Pietà 19. Troppi i punti poco chiari nel racconto dell’agente scelto Alessandro N. (nessun testimone, telecamere che non hanno inquadrato il fuggitivo, nessuna impronta rilevata) che i magistrati vogliono approfondire. Le indagini sono state affidate alla Digos e non all’Antiterrorismo. Questo, per gli addetti ai lavori, significa che gli investigatori non pensano a un’azione studiata da qualche gruppo armato. «Potrebbe essere un Tartaglia armato», dice un detective. Anche se tra i poliziotti circola uno strano convincimento: che l’agente di tutela del direttore di «Libero» si sia inventato tutto.

Ormai sulla vicenda è già calato il silenzio sui media governativi, ma vero o falso che fosse l'attentato l'obiettivo è stato raggiunto: la colpa a questo clima d'odio è da ascrivere a Facebook, Internet, Di Pietro, Beppe Grillo, il Popolo Viola, Fini e i Tulliani.

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(foto: la Rete)

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