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Parificare berlusconismo e antiberlusconismo costa a Renzi contestazioni ovunque

 |  Redazione Sconfini

Al congresso di Comunione e Liberazione, il premier Matteo Renzi si è scagliato contro l'Italia degli ultimi 20 anni, a suo giudizio immobilizzata dalla contrapposizione sterile tra berlusconismo e antiberlusconismo.

Già il solo fatto di porre sullo stesso piano i due fenomeni è storicamente sciocco oltre che illogico: qualcuno può realisticamente affermare che la Seconda Guerra Mondiale è durata tanto a causa della contrapposizione tra forze nazifasciste e antifasciste? Qualcuno può mettere sullo stesso piano queste due forze? Ma soprattutto se fossimo nel 1943 Renzi con chi starebbe? E riguardo gli ultimi 20 anni, lui da che parte stava? Da quando è diventato premier la maschera è stata svelata, ma prima?

Quando Berlusconi attaccava la magistratura, faceva allontanare comici e giornalisti non allineati o frequentava personaggi in odore di mafia lui che ne pensava? Progettava l'abolizione del Senato?

Quando Berlusconi invitava pullman pieni di prostitute a casa sua, ingaggiate da personaggi a dir poco border line e accostati spesso anche al traffico di droga, lui cosa dichiarava? Era rinchiuso nelle buie stanze dei Palazzi fiorentini a progettare l'Italicum?

E quando Berlusconi manometteva la Costituzione o promuoveva leggi incostituzionali come lodo Schifani e Alfano lui da che parte stava? Studiava leggi di ampio respiro come il jobs act e la buona scuola?

A queste domande nessuno sa rispondere. Ed è questo il problema di questo personaggio: non si capisce cosa vuole, che valori porta, con chi è capace di stringere rapporti pur di fare la sua convenienza, da quale cultura politica provenga. In Renzi tutto è drammaticamente sfumato, i contorni non sono nitidi. Il padre ha seri problemi con la giustizia, ma il figlio ha preso da lui? Su quale crinale si muove il nostro premier: era berlusconiano o girotondino e antiberlusconiano 10 o 15 anni fa?

E' scorretto oltre che pericoloso assumere come pacifico il suo ragionamento. Lui non era sopra di tutti, lui era parte del sistema. Lui non ha mai attaccato frontalmente berlusconi ma faceva parte di quel partito che più di altri lo avversava, almeno sulla carta. La retorica della rottamazione (chi la ricorda?) era genericamente rivolta ai dinosauri di un sistema mai chiaramente identificato. Ora sappiamo che il suo obiettivo era quello di devastare la sinistra del PD e rendere inoffensiva la "Ditta", ma chi può mettere la mano sul fuoco che il personaggio non muti in futuro nuovamente la sua identità?

Renzi è un equilibrista spregiudicato che non offre riferimenti, un De Mita del XXI secolo, un camaleonte dal dente avvelenato. Senza una storia alle spalle, in assenza di un posizionamento ideale, non si può intuire il futuro verso cui andrà. Nè verso quale muro ci porterà.

Per intanto si ritrova contestato ovunque vada o di chiunque parli: L'Aquila, Pesaro, Teramo, Rimini. Il resto, forse, lo vedremo alle urne.

 


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