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Vitalizio a repubblichini e camicie nere: un revisionismo che supera ogni limite

 |  Redazione Sconfini

roberto veratti, resistenza, fascismo, partigianiLe parole del Ministro della Difesa Ignazio Larussa, che chiedeva di "accomunare i morti (della seconda Guerra Mondiale ndr) di entrambe le parti" avevano fatto storcere il naso a qualcuno, ma alla fine potevano essere interpretate come un sano intento di pacificazione nazionale.

Il disegno di legge 1360 del Pdl (primo firmatario Lucio Berani del nuovo Psi - ma vi rendete conto? un socialista che propone una legge per i fascisti), però, consente di fare luce sulle vere intenzioni della maggioranza: riabilitare i fascisti e il fascismo in modo da equipararlo per legge in tutto e per tutto alla resistenza partigiana.

Premesso che non esiste paese in Europa che neppure lontanamente si sia sognato di riabilitare i collaborazionisti della repubblica fantoccio di Vichy, i franchisti spagnoli o i nazisti tedeschi, non si può nascondere il rapido revisionismo che accompagna una vera e propria riscrittura della storia italiana da parte del cosiddetto centrodestra.

Nel disegno di legge, si vuole istituire l'Ordine del Tricolore che assegna indistintamente ai partigiani, ai deportati, ai militari, ai combattenti della Repubblica di Salò e nientepopodimeno che alle CAMICIE NERE (il testo apre infatti la porta anche alla legittimazione per tutti coloro che facevano parte delle formazioni che facevano riferimento alla Rsi).  lo status di combattente e addirittura un vitalizio che peserà per 200 milioni di euro l'anno a partire dal 2009 e che ovviamente saranno pagati dai cittadini.resistenza, partigiani, anpi

I neo fascisti oggi al potere (a questo punto non si possono utilizzare più giri di parole), continuano ad alzare il tiro, dopo aver conquistato in breve tempo, poco dopo l'instaurazione della Repubblica:

1. l'amnistia di Togliatti del 22 giugno 1946 (che comprendeva i reati comuni e politici, compresi quelli di collaborazionismo con il nemico e reati annessi ivi compreso il concorso in omicidio, pene allora punibili fino ad un massimo di cinque anni, i reati commessi al Sud dopo l'8 settembre 1943 e l'inizio dell'occupazione militare alleata al Centro e al Nord.

2. la legittimazione democratica immediata attraverso la possibilità di presentare l'Msi in Parlamento (partito fondato il 26 dicembre 1946 proprio dai reduci della Repubblica Sociale Italiana).

3. Dalla metà degli anni '90 in poi, innumerevoli Ministeri e incarichi governativi ad esponenti di dubbio spessore democratico e passato di "picchiatori" di Alleanza Nazionale

4. La presidenza della Camera - terza carica dello Stato - all'ex (?) fascista Ginafranco Fini.

Piccatissime le repliche. La più autorevole è di Giuliano Vassalli, classe 1915, arrestato e torturato durante il fascismo, presidente emerito della Corte Costituzionale, secondo cui "è assolutamente chiaro che c'è stata la continuità dello Stato anche dopo l'8 settembre e la caduta del fascismo. E non si può riconoscere a chi ha contrastato lo stato italiano sovrano schierandosi con la Repubblica sociale il titolo di combattente. La Cassazione è chiara in merito. Tutte quelle pronunce sono concordi nel definire i repubblichini come nemici".

Scioccata anche l'Anpi (l'Associazione Nazionale Partigiani Italiani) che parla di un "ennesimo tentativo della destra di sovvertire la Storia d'Italia e le radici stesse della Repubblica".


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