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Vecchi stabili: il pericolo amianto

 |  Redazione Sconfini

Vivo in uno stabile costruito a metà degli anni ’60. Come in frequenti casi in quegli anni, le colonne di scarico delle acque nere sono realizzate in eternit (amianto), che come ben si sa è un materiale estremamente tossico e pericoloso per l’uomo. Purtroppo, recentemente si è rotta proprio una di queste colonne. Cosa si deve fare per intervenire senza rischi?  (Lettera firmata)

 

“Effettivamente – conferma Daniele Dolce, titolare dello studio di amministrazione stabili Samaritan – in quegli anni si è fatto un uso molto esteso di eternit per le colonne di scarico e per le coperture di tetti e facciate. Questo materiale non è nocivo se in buono stato di conservazione, ma può avere effetti molto gravi sulla salute dell’uomo se si deteriora e si disperde nell’ambiente, perché è cancerogeno”.

 

Per la riparazione di facciate, coperture e colonne di scarico in eternit, purtroppo, spesso si fanno scelte affrettate (ed economiche) per l’affidamento dei lavori, rivolgendosi a ditte che promettono grandi risparmi ma che non lavorano in sicurezza. Sicurezza da due punti di vista: innanzitutto per gli operatoralti stessi, che non lavorano con gli strumenti e gli equipaggiamenti adatti mettendo a repentaglio quotidianamente la propria salute, ma anche per gli inquilini e proprietari degli immobili presso cui si fanno i lavori.

 

“In realtà – chiarisce Dolce – per trattare l’amianto è obbligatorio affidarsi a ditte specializzate ed autorizzate, che diano tutte le necessarie garanzie al loro cliente (e a loro stessi). Per esempio, tra le prime garanzie che queste ditte danno, c’è la chiusura “ermetica” della zona in cui si deve intervenire. Attraverso l’uso di strutture e teli appositi è necessario isolare la zona di lavoro, all’interno della quale si entra con uno speciale equipaggiamento e con apposite maschere per evitare di inalare l’amianto. Non deve esserci alcun contatto ambientale tra la zona di lavoro e la zona abitativa o comunque le persone che non lavorano nell’area del problema”.

 

E poi c’è lo smaltimento dei pericolosissimi materiali di scarto. “L’amianto – conclude Dolce – deve essere trasportato in appositi imballaggi sigillati nelle rarissime discariche autorizzate. Nella nostra regione si sta pensando di predisporne una nella zona di Porcia, mentre per ora il materiale dovrebbe essere trasportato in Veneto (che però non accoglie più con facilità nelle sue discariche l’amianto, ndr), nel Lazio, nelle Marche o in Austria e Germania. Il processo, ovviamente, è costosissimo”. Il “dovrebbe” è d’obbligo: per esempio, andando su questo video di YouTube (www.youtube.com/watch?v=0A2JpE3oMG4), è possibile ammirare lo scempio che la gente ha fatto delle doline carsiche nel corso di questi ultimi anni. Ogni commento ulteriore è superfluo. L’importante è non piangere dopo perché… chi è causa del suo mal pianga se stesso.

G.M.

 

 

In collaborazione con Help!

 

 


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