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L'addestramento del cane... e del suo proprietario

 |  Redazione Sconfini

Quante volte, soprattutto negli ultimi anni, abbiamo sentito proprietari di cani esprimere queste frasi: “Dovrei portare il mio cane a scuola”, oppure “Ho portato il mio cane da un addestratore perché tirava al guinzaglio”, oppure ancora “Il mio cane sporca in casa e mi crea problemi, dovrei portarlo da un addestratore”. Il problema è sempre lo stesso: il primo e unico addestratore del cane quando è cucciolo deve essere il suo proprietario. Soltanto il proprietario conosce i “ritmi” della nuova famiglia in cui il cucciolo arriva.

 

Come lo accogliamo questo cucciolo? Molto spesso impreparati. Secondo alcune stime fatte in base alle richieste dei proprietari c’è un bilanciamento fra due posizioni ben distinte: eccessivo permissivismo da una parte, eccessiva rigidità dall’altra.

 

Quasi tutti, comunque, sono ormai convinti che a risolvere i grandi o piccoli problemi debbano essere gli “addestratori” che, muniti di bacchetta magica, dovrebbero farlo possibilmente in tempi brevi. Solo un risicato 10% è rappresentato da quei proprietari che prima di entrare in possesso di un cane procurano di informarsi e di predisporre anche la propria vita alla new entry.

 

Un cane entra in casa: spesso è un cucciolo, altre volte un cane adulto. Comunque sia, la gran parte di noi proprietari dà per scontati alcuni moduli comportamentali che per il cane, però, sono contraddittori: deve rincorrere e riportare il legnetto o la pallina, però non può rincorrere i bambini in bicicletta… deve essere affettuoso, ma entro certi limiti… se fino al giorno prima si svegliava alle 7, ora deve trattenere la pipì almeno fino alle 8.30… e così via. è proprio in queste circostanze che dovremmo armarci di santa pazienza ed osservarlo, prendendoci il tempo necessario senza dimenticare che non si tratta di un bambino.

 

Come gli umani, però, i cani apprendono le cose che per noi sono positive, soprattutto se l’ambiente e l’atmosfera in cui vivono è per loro appagante e senza motivo di stress negativo. Apprendere significa adeguare dei moduli comportamentali, che possono essere innati, alle varie esigenze. Non vengono modificati, dunque, con l’educazione e poi l’addestramento, gli atti istintivi ma solo il loro meccanismo di scatenabilità e la loro sequenza: ad esempio, non ho bisogno di insegnare ad un cane il salto di un ostacolo ma quale, quando e come, sì.

 

Seguendo una moda pervenutaci da Paesi più cinofili di noi, anche in Italia sono sorte numerose scuole di addestramento per l’attività agonistica di discipline come l’agility, l’obedience, il mondioring, i più classici brevetti per cani da utilità e difesa di tipo IPO, ma anche scuole in cui vengono seguite per un’educazione primaria e di base varie linee di pensiero che sempre più si discostano da metodi violenti o comunque aggressivi che, in alcuni casi, potevano anche dare risultati positivi (tali metodi, però, inducevano comunque il cane a momenti di stress psicologico evidenziabili con chiari segnali di sofferenza).

 

Accanto a addestratori di provata esperienza, esistono anche delle persone che si ritengono tali per il solo motivo di aver seguito un corso per corrispondenza. Queste persone offrono in cambio di bei quattrini, quando tutto va bene, il nulla. Addestratore si diventa quando, partendo da una predisposizione naturale, meglio ancora se in possesso di requisiti scolastici, si partecipa a manifestazioni varie, mettendosi in gioco e ottenendo risultati positivi.

 

Ricordiamo dunque che per i cani giovani, senza grossi problemi di gestione, è il proprietario che deve dare un’educazione primaria al proprio animale. Se poi vuole avvicinarsi a discipline sportive o all’agonismo specifico, buona norma sarebbe quella di chiedere informazione ai vari club di razza. Se il nostro cane è un meticcio, gli stessi club generalmente, se sono rappresentati in zona da strutture adeguate e da esperti addestratori ENCI, sono in grado di dare delle utili risposte.

 

È sempre e comunque il proprietario il giudice finale dei risultati conseguiti o delle risposte ottenute. Non dimentichiamoci che cane e conduttore sono un binomio inscindibile: con il cane viene addestrato anche il proprietario! Compito non facile dell’addestratore è quello di riuscire a comunicare con entrambi, usando un linguaggio comprensibile e condivisibile. Compito del proprietario è quello di accettare e predisporsi nel miglior modo possibile, altrimenti tutto è inutile.

 

Per i cani che invece presentano dei problemi particolari, che solo in un primo tempo possono sembrare trascurabili, il percorso dovrebbe essere diverso. Un addestratore corretto dovrebbe cercare di risolvere prima tali problemi e poi eventualmente indirizzare il cane verso esercizi specifici; dovrebbe pure informare il proprietario dei rischi, delle difficoltà e dei tempi necessari per poter risolvere tali problemi.

 

Il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali con l’ENCI (Ente Nazionale Cinofilia Italiana), presente come delegazione a Trieste presso l’Associazione Cinofila Triestina, è in grado di informare riguardo ai vari club di razza o i gruppi che si occupano con competenza delle molteplici attività cinofilo-sportive.

Isabella Schuerrer

 

 

In collaborazione con Help!

 

 


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