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Caso De Magistris: i pm di Salerno avevano ragione

 |  Redazione Sconfini

Infondata e fondata su elementi fasulli. Così è stata definita dalla procura di Perugia la decisione del Csm (su "invito" del ministro Alfano) e confermata dalla Cassazione di trasferire il procuratore di Salerno Luigi Apicella e dei sostitui Gabriella Nuzzi e Dionigio Versani. La cosiddetta "Guerra tra Procure" scoppiata lo scorso inverno per bloccare le inchieste che  Luigi De Magistris stava conducendo a Catanzaro, non era una guerra insomma.

C'era una procura che ha fatto il suo dovere (Salerno) ma che è stata decapitata dalla politica e una che ha nascosto le carte e le prove oltre che messo i bastoni tra le ruote ai pm che indagavano sui rapporti tra politica, imprenditoria e criminalità organizzata in Calabria (Catanzaro).

A giungere a questa conclusione è Massimo Ricciarelli, il gip di Perugia che il 9 settembre scorso ha per l'appunto archiviato il procedimento aperto a suo tempo dalla Procura generale di Catanzaro contro i tre magistrati e De Magistris.

L’ accusa proveniva proprio dall’ufficio giudiziario catanzarese, perquisito dai pm di Salerno, visto che a Catanzaro lavorano tuttora diversi pm indagati per aver ostacolato e in parte insabbiato le scottanti inchieste di De Magistris (“Why Not”, "Toghe Lucane", "Poseidone"). Trovandosi la polizia in casa e in ufficio, i pm catanzaresi incriminarono a loro volta i colleghi che indagavano su di loro e fecero contro sequestrare le carte che erano state loro appena sequestrate. Poi indagarono pure De Magistris, considerato l’ispiratore del blitz presto assolto.

L’accusa di abuso d’ufficio riguardava la presunta illiceità del decreto di perquisizione e sequestro di Salerno. Ebbene, lo schema, così come vuole la legge è chiaro: se emergono fatti disciplinari o penali che attengono a una Procura (ad es. Catanzaro) a indagare è un'altra Procura (Salerno), la quale a sua volta è passibile di indagini di un'altra Procura ancora (Perugia) e così via. Questo ovviamente per far in modo che le Procure non si mettano daccordo evitando indagini, sequestri o controlli. Salerno dunque agì per "perseguire fini di giustizia" mentre Catanzaro era intenzionata solo a evitare che i faldoni delle inchieste di De Magistris finissero lontano dalla città calabrese.

Sono state molte le bugie raccontate dai media nel corso di quelle convulse giornate: ad esempio si parlava (ne ha parlato addirittura Napolitano) di possibile "stallo" delle inchieste e anche qui la verità emerge dalle parole del pm Ricciarelli: “Era prevista la sollecita estrazione di copie, funzionale alla restituzione del compendio sequestrato”. “In altre parole – spiega il Gip - deve ritenersi mancante l’intenzionale volontà di arrecare un danno ingiusto, che costituisce requisito indispensabile per la configurabilità dell’abuso".

Altra bufala: si era detto che uno dei magistrati perquisiti era stato quasi torturato. E invece “A fronte delle doglianze del dott. Salvatore Curcio, relative agli asseriti eccessi di cui sarebbe stato vittima, è d’uopo osservare che la fase esecutiva non risulta ascrivibile né ad Apicella né a Verasani né a Nuzzi”; non solo, ma dalle carte emerge che fu “compiuto ogni sforzo per rendere meno traumatico possibile lo svolgimento dell’incombente in un contesto di comprensibile disagio”.

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