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Non è solo una questione di dieta

 |  Redazione Sconfini

Ringrazio i poveri animali

che ho visto macellare

il 7 giugno 2005:

mi hanno fatto comprendere ancor meglio

il senso della scelta vegetariana

e mi hanno rinforzato nell’intenzione

e nella determinazione

di diffondere tale messaggio.

Dedico questo breve scritto

 

alle centinaia di

milioni di animali

che ogni anno vengono uccisi a

scopo alimentare o per altri scopi.

Potremo mai chiedere sufficiente perdono

per un massacro così efferato?

Ma lo dedico anche alle

centinaia di milioni di uomini

che se ne cibano o altro,

affinché possano finalmente comprendere,

con cuore tenero…

 

Questa sorta di epitaffio porta la firma di Marco Bertali, medico psichiatra, già ospite sulle pagine di Help! per affrontare temi di medicina. Questa volta, però, lo interpelliamo per un altro argomento: la scelta vegetariana come filosofia di vita. Una scelta che Bertali, assieme alla moglie Susanna Beira Bertali, anche lei medico e delegato di zona dell’Associazione Vegetariana Italiana, ha intrapreso quindici anni fa e che è stata abbracciata anche dai figli. Da qualche anno marito e moglie hanno fatto un passo ancora più avanti e sono diventati vegani, una scelta che li fa rinunciare non solo alla carne e al pesce, ma anche ai derivati come latte, uova, formaggi e miele. E non essendo frequente incontrare un’intera famiglia “convertita” a questo stile di vita, abbiamo voluto approfondire la questione per cercare di capirne le motivazioni.

 

In concreto la scintilla che ha acceso la miccia è scoccata nel corso di un periodo di vacanza in una fase di evoluzione che Bertali definisce psico-spirituale. “Durante una breve pratica di rilassamento assieme a quella che sarebbe diventata mia moglie – spiega Bertali – sono entrato in uno stato di fusione e di unità con la natura nella quale ero immerso, a tal punto da vivere anche con comprensione e accettaaltzione il fastidio provocato da insetti vari. In tale sintonia con la natura, il pensiero è volato rapidamente dal rispetto per gli insetti al rispetto anche per gli altri animali; e da lì il passo ulteriore e immediato è stato quello del rispetto anche per gli animali che vengono uccisi per finire sulle nostre tavole”. Da allora Bertali ha mantenuto una dieta prevalentemente vegetariana, seppur integrata, per motivi organizzativi, soprattutto per impegni di lavoro, con latte e derivati (anche se possibilmente da allevamenti biologici).

 

Ma la vera svolta è arrivata dopo la visita al macello. “Arrivò – racconta Bertali – con un camioncino il primo suino, grande, imponente. Con facilità venne fatto scendere dal mezzo e guidato in un piccolo recinto metallico all’esterno dell’edificio, quindi fu instradato in un corridoio più stretto. Riuscii ad incrociare per qualche istante il suo sguardo, forse ancora ignaro. Venne poi sospinto con qualche resistenza nella strettoia con pareti metalliche dove venne stordito. Dietro di lui, per evitare arretramenti fu fatta scendere una piccola paratia metallica. Sentiva che stava per accadere qualcosa, ma non aveva vie di scampo. Neanche io”. “Lo stordimento per i maiali – prosegue – avviene con due scariche elettriche passate attraverso una pinza che viene appoggiata in corrispondenza delle tempie: l’intensità e la durata delle due scariche è parametrata al peso dell’animale. Con la prima scarica il maialino si irrigidisce, ha tremori convulsi e stramazza sul fondo metallico della strettoia. Viene poi sospinto tutto irrigidito su uno stretto piano inclinato, che lo fa scivolare sul pavimento del mattatoio. Poi la seconda scarica. Prima che riprenda i sensi viene legato alle zampe e issato a testa in giù con un paranco. In questa posizione, con un grosso coltello affilato viene inferto un taglio secco alle carotidi”.

 

Nella memoria di Bertali sono ancora vive le immagini della vasca di scorticatura, della flambatura, dello squartamento, dell’esame autoptico e soprattutto dello sguardo delle altre bestie, meno ignare della prima che probabilmente avevano capito cosa stava per succedere. “Non voglio più sottopormi ad un’esperienza del genere – precisa Bertali – ma spero che il mio racconto sia sufficiente per far pensare a molti sull’opportunità della scelta vegetariana”.

 

Più che di dieta, quindi, a chi l’ha intrapresa piace parlare di filosofia vegetariana dettata da una scelta etica e solidale, ma che coinvolge anche i concetti di pace e benessere. A paladino di tale consapevole volontà si erge senza dubbio il principio della non violenza, ma a ben guardare sono due i filoni principali che portano ad una scelta di questo tipo: da un lato l’avversione alle uccisioni di innocenti, dall’altro una forte posizione contro quelli che secondo i vegetariani-vegani sono gli squilibri sociali ed economici nel mondo. “Più del 90% della produzione statunitense di grano e più del 60% di quella europea – sottolinea Bertali – vengono usati per l’alimentazione del bestiame che finirà sulle tavole. Per produrre un chilo di carne bovina possono essere necessari dai sette ai sedici chili di grano”. “In termini di unità caloriche per acro, inoltre, una dieta a base di cereali, verdure e fagioli – continua – può nutrire un numero di persone venti volte maggiore di una dieta a base di carne. Il Brasile ha sedici milioni di persone malnutrite, ma esporta ogni anno 16 milioni di tonnellate di soia per mangimi animali e vende all’estero carni bovine vive; ogni persona che rischia di morire di fame avrebbe quindi a disposizione mille chili di soia. L’Europa, infine, sarebbe in grado di produrre abbastanza vegetali da nutrire tutti i suoi abitanti, ma non i suoi animali. Solo il 20% delle proteine vegetali necessarie agli animali di allevamento proviene dall’interno, il resto viene importato dai Paesi del Sud del mondo, impoverendoli ulteriormente e sfruttando le loro risorse ambientali”.

 

È chiaro a questo punto la sottile sfumatura tra motivazioni etiche e quelle economiche di una scelta che difficilmente può non essere condivisa, anche se non necessariamente seguita. Help! non vuole entrare nel merito delle motivazioni politiche, ma rassicurare coloro che temono le conseguenze dal punto di vista della salute. “Va puntualizzato – precisa Bertali – che una scelta di alimentazione priva di carne, pesce ed insaccati, ma integrata con uova, latte e derivati, non può portare problemi né dal punto di vista energetico (proteine, carboidrati, grassi) né per quanto concerne i principi nutritivi privi di apporto energetico (vitamine, minerali, oligoelementi, fibre). Devono fare più attenzione invece i cosiddetti vegani, coloro cioè che escludono qualsiasi alimento di origine animale”. In quest’ottica le avvertenze sono due: innanzitutto, per quanto concerne gli alimenti con apporto energetico, bisogna garantirsi un adeguato supporto proteico giornaliero grazie all’assunzione di cereali e legumi, integrati magari con semi e noci; secondariamente, per quanto concerne gli alimenti senza apporto energetico, bisogna considerare che l’unica vitamina che può risultare carente è la vitamina B12, che non viene sintetizzata dalle piante, ma che si può trovare, anche se non in alte concentrazioni, nelle alghe e nel lievito di birra. “Comunque – aggiunge Bertali per maggiore chiarezza – quando si fa una scelta vegetariana è bene riferirsi alla cosiddetta piramide alimentare vegetariana che indica quali cibi mangiare e in quale momento della giornata. Durante periodi delicati come infanzia, adolescenza, gravidanza, allattamento e vecchiaia, è opportuno assumere settimanalmente un integratore vitaminico per la B12”.

 

In conclusione, Bertali fa ancora due considerazioni. “Da un punto di vista costituzionale – sostiene – noi siamo granivori-frugivori più che carnivori, anche se eventualmente onnivori, per carenze ambientali”. “Infine – conclude – tengo a precisare che è stato ben evidenziato da un punto di vista medico che diete vegetariane o vegane, ovviamente bilanciate, sono di importante prevenzione per disfunzioni e patologie come sovrappeso ed obesità, diabete, gotta, malattie cardiovascolari, vascolopatie cerebrali e periferiche, tumori del colon”.

Silvia Stern

 


In collaborazione con Help! 

 

 


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