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Jp Morgan. L'Italia è la più esposta al rischio bancarotta. Dopo Grecia e Irlanda

 |  Redazione Sconfini

 

Jp Morgan ha lanciato sul mercato un nuovo prodotto strutturato a tre anni che ha chiamato "First to default basket". Grazie ad esso, in maniera neppure troppo implicita, sarà possibile scommettere sulle probabilità che i vari Paesi inclusi nel paniere del derivato hanno di fallire.
Una premessa importante, prima di preoccuparci davvero: nel "First to default basket" non sono inclusi Grecia e Irlanda le due nazioni con il più alto rischio di finire in bancarotta.

Con questa premessa finiscono purtroppo le belle notizie. Stando infatti ai dati riportati nel derivato, tra gli otto Paesi inclusi nel paniere, quello a rischio più elevato di finire in default entro tre anni è l'Italia. Il meccanismo del derivato è complesso, ma la logica tutto sommato è semplice: il prodotto è, nella sostanza, un'obbligazione con una sua cedola trimestrale, che paga gli interessi a meno che uno dei paesi compreso nell'elenco - nel basket, appunto - fallisca (vada in default).

Basta che un solo paesi salti, e da quel momento in poi tutto quello che l'investitore porterà a casa sarà limitato a quanto si riesce a prendere dalla procedura post default; un po' come è successo con i bond argentini. Il termometro che misura la febbre dei potenziali fallimenti si chiama Cds, Credit default swap: è una sorta di premio di assicurazione, quindi più si paga e più il rischio è alto (più è probabile che davvero un paese fallisca). Ebbene, il Cds dell'Italia - all'interno di questo paniere - è stato fissato a quota 130 mentre il paese più virtuoso, l'Olanda, ha una "febbre" solo di 60, meno della metà dell'Italia. Se insomma l'Olanda ha 37°C di febbre, l'Italia ne avrebbe 72°C. Altro che febbre da cavallo.

Un po' come c'è il termometro e il misuratore della pressione, ovviamente i Cds non sono l'unico modo di valutare la salute di un paese (o di una società). Un altro strumento molto usato dai mercati finanziari è il rendimento dei titoli di Stato, in particolare di quelli con una durata decennale. Ebbene, questi bond considerati appunto benchmark, valori di riferimento, si possono paragonare tra di loro, oppure si possono raffrontare con una specie di "pietra miliare", un tasso di riferimento di mercato particolarmente significativo (l'euro swap a 10 anni nel nostro caso).
Ebbene, ieri questo valore - dopo il taglio dei tassi della Bce - era sceso al 3,386% ma chi volesse investire in un Bund tedesco guadagnerebbe di meno; 34 centesimi in meno per la precisione. Al contrario, un investimento in un titolo di Stato francese renderebbe 24 centesimi (punti base, nel gergo degli operatori) in più del tasso swap sull'euro; fino ad arrivare ai 116 punti base dell'Italia.
E gli ultimi della classe, Irlanda e Grecia? Il primo offre un rendimento aggiuntivo, sui suoi titoli, pari a 221 centesimi, il secondo arriva a 237.

Insomma gli indicatori sono diversi ma l'Italia è sempre terza dopo Grecia e Irlanda, dall'alto o dal basso, a seconda che la classifica si basi rispettivamente sul rischio default o sull'affidabilità del sistema economico.
Solo per i Cds a 5 anni il nostro Paese viene "scavalcato" dall'Austria al terzo posto.

Vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno? Finché Grecia e Irlanda non andranno in bancarotta possiamo stare tranquilli. Se ciò dovesse accadere, invece, si salvi chi può!


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