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Gio, Lug

Affezioni infiammatorie: tracheiti, tutto parte dalle ciglia

Medicina
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Le tracheiti sono in genere l’evoluzione di un processo infiammatorio delle prime vie aeree, specie nella stagione invernale: soprattutto in forme acute, possono insorgere nel corso di malattie infettive generali come l’influenza, il morbillo, la scarlattina, la pertosse, in seguito a bruschi raffreddamenti, all’inalazione di gas, polveri o vapori irritanti.

Le tracheiti sono in genere l’evoluzione di un processo infiammatorio delle prime vie aeree, specie nella stagione invernale: soprattutto in forme acute, possono insorgere nel corso di malattie infettive generali come l’influenza, il morbillo, la scarlattina, la pertosse, in seguito a bruschi raffreddamenti, all’inalazione di gas, polveri o vapori irritanti.

Dopo alcuni giorni dall’insorgenza di un raffreddore, di una faringite o di una laringite, il paziente comincia ad accusare un senso di solletico, di irritazione, di bruciore alla gola, che si accentua alla fine della giornata o dopo avere parlato a lungo o dopo permanenza in ambienti chiusi, affollati o polverosi. Nelle tracheiti di origine batterica i microrganismi più spesso coinvolti sono lo Streptococcus pneumoniae e l’Haemophilus influenzae, talvolta può essere coinvolto anche lo Staphylococcus pyogenes.
La penetrazione di sostanze dannose nelle cavità nasali normalmente è rimossa dal movimento continuo delle ciglia della mucosa nasale che trasportano le particelle estranee, compresi i batteri, catturate dal muco nasale, direttamente nella gola e nell’ipofaringe. Questo è un modo di sconfiggere l’infezione con le difese dell’ospite. Il clima freddo, l’esporsi a perduranti temperature basse, può inibire queste difese. Se si respira aria fredda le ciglia rallentano la loro attività, sfavorendo il movimento del muco che così si accumula. Se queste strutture sono infiammate il muco prodotto rimane nella trachea, diventando un mezzo di coltura per i microrganismi.
A questo può associarsi un dolore retrosternale e la tosse, dapprima secca, poi con scarso essudato catarrale o mucopurulento, sempre molto irritante e stizzosa. L’osservazione delle prime vie aeree mostra un arrossamento della mucosa della faringe, della laringe e del tratto iniziale della trachea, esplorabile con la laringoscopia indiretta. La trachea può essere osservata solo con una tracheoscopia che rivela una mucosa arrossata, tumida, ricoperta da uno strato di muco più o meno abbondante e aderente, talora striato di sangue.
L’esame del torace è per lo più negativo; il riscontro di ronchi e rantoli respiratori è indice della presenza di una bronchite concomitante (in effetti molto frequente) e, conseguentemente, può comparire un senso di costrizione al torace. Se il processo infiammatorio si estende, il quadro clinico si aggrava e si possono avere febbre, tosse con catarro e dispnea. Le maggiori complicazioni di una tracheite sono l’infezione dei bronchioli e un’eventuale estensione del processo infettivo al tessuto polmonare. L’infiammazione della trachea si protrae in genere per due o tre settimane.
La terapia consiste nel praticare un trattamento aerosolico con cortisonici (e antibiotici solo per le forme batteriche su prescrizione medica) o inalazioni con soluzioni antisettiche, decongestionanti o balsamiche. Utile è anche la somministrazione di antinfiammatori per via generale. È buona norma limitare l’uso di sedativi alle ore notturne, per il riposo, mentre durante il giorno è preferibile l’uso di farmaci mucolitici, espettoranti, fluidificanti in quanto la tosse grassa e produttiva favorisce la guarigione. È inoltre necessario evitare i bruschi raffreddamenti, abolire il fumo, non frequentare per qualche giorno locali chiusi e affollati.
La tracheite catarrale cronica invece tende a fare la sua comparsa nei soggetti che sono stati esposti per motivi vari all’inalazione diretta di sostanze irritanti e si manifesta con tosse secca di varia intensità unita alla sensazione di peso e solletico retrosternale. Nei bambini non sono rare tracheiti recidivanti, molto spesso da mettersi in rapporto alla presenza di infezioni delle fosse nasali (riniti) e delle adenoidi (adenoiditi).
> BAMBINI: COME INTERVENIRE
“Ai primi sintomi abbastanza banali – raccomanda il dottor Domenico Leonardo Grasso dell’Ambulatorio di Otorinolaringoiatria pediatrica dell’Ospedale infantile Irccs Burlo Garofolo a Trieste – non si deve intervenire se non con lavaggi nasali a base di soluzioni fisiologiche isotoniche, per liberare le vie respiratorie nasali dal muco infetto che ostruisce e, che se ristagna, potrebbe estendere l’infezione ad altre vie aeree (adenoidi, faringe, laringe, trachea, cavità timpanica), e con i comuni antipiretici per combattere la febbre. Se le condizioni di ostruzione nasale persistono si può usare uno spray cortisonico ad uso topico. Da evitare assolutamente gli spray decongestionanti e vasocostrittori nasali (tipo Rinazina e Vicks Sinex) per i quali ci sono ferree e assolute controindicazioni in età pediatrica perché possono determinare una riduzione dell’afflusso sanguigno nella mucosa nasale con possibili complicanze alle ossa del setto nasale (con possibile perforazione settale). Oltre a questa complicanza, i vasocostrittori inducono anche un effetto cosiddetto di “rimbalzo”: una vera e propria dipendenza per la quale si dovrebbe poi far uso di sempre maggior quantità di tale farmaco per essere efficace”.
Utili e sempre efficaci i rimedi quali ad esempio far soggiornare il bambino in ambienti caldi e umidi e idratarlo in modo da fluidificare le secrezioni e renderne più facile l’espettorazione. “È assolutamente inopportuno – sottolinea Grasso – dare l’antibiotico per le forme virali: oltre che inutile verso i virus, la terapia antibiotica usata per pochi giorni (molti genitori interrompono la somministrazione alla scomparsa dei sintomi) crea antibiotico-resistenza verso eventuali sovrapposizioni batteriche. Sarà il medico, se i sintomi e la febbre perdurano oltre modo, a consigliare di somministrare l’antibiotico giusto”. “Personalmente – conclude – sconsiglio anche l’utilizzo dei sedativi della tosse, in quanto quest’ultima è un meccanismo di protezione che aiuta l’organismo ad eliminare le secrezioni stesse”.
Ai fini preventivi giovano il soggiorno in clima marino e le cure inalatorie termali sulfuree o salsobromoiodiche (vanno evitate nelle fasi acute). Lo zolfo, il cloruro di sodio, il bromo e lo iodio svolgono un’azione su orecchio, naso e gola fluidificando le secrezioni e aumentando la resistenza delle mucose e delle difese immunitarie.
Ignazia Zanzi