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Mer, Giu

Zecche: la diffusione delle malattie

Medicina
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Ogni anno anche nel Friuli Venezia Giulia si ripresenta il problema delle malattie trasmesse dalle zecche.

Per capire meglio la loro diffusione nella nostra regione e cosa fare per prevenirle, ci siamo rivolti al dottor Maurizio Ruscio, primario del Laboratorio di ricerche cliniche dell’Ospedale di San Daniele nonché responsabile del Centro Regionale della Rete Nazionale per lo studio, la cura e la prevenzione delle malattie trasmesse dalle zecche.

 

“Le zecche – spiega Ruscio – sono responsabili della trasmissione di circa 50 agenti patogeni distribuiti in vario modo nei diversi continenti. Sono vettori passivi dell’agente patogeno, cioè non intervengono in alcun modo nel ciclo vitale dello stesso, virus o batterio che sia, ma si limitano a trasportarlo con il sangue dagli animali infetti, che le zecche utilizzano per nutrirsi, all’uomo”.

 

“Per quanto concerne la nostra regione, la Borreliosi o malattia di Lyme è sicuramente la malattia trasmessa più diffusa”, evidenzia il dottor Ruscio, che aggiunge: “Ha una distribuzione quasi omogenea in tutto il territorio ed è presente in tutti gli ambienti, in montagna come in pianura, al mare come in ambito urbano”.

Per quanto riguarda, invece, le altre patologie trasmissibili? “La Ehrlichiosi – afferma il primario – ha una diffusione non omogenea o, per meglio dire, non è possibile una quantificazione precisa della sua distribuzione sul territorio dato che la sintomatologia è di tipo simil-influenzale e del tutto aspecifica, quindi difficile da far risalire al morso di una zecca”. “La TBE o encefalite virale – continua – è presente solo in determinati ambiti territoriali, e in particolare nel tarvisiano, nella zona compresa tra Chiusaforte e Moggio, a Tramonti di Sopra e nelle località circostanti il Monte Matajur”.

 

Considerando che la denuncia di queste malattie non è obbligatoria e che non esiste un sistema di rilevazione omogeneo, non sono disponibili dati ufficiali sulla reale diffusione di queste malattie. Da alcuni studi effettuati in Slovenia, che ha una connotazione territoriale simile alla nostra, la distribuzione percentuale delle tre succitate patologie è in questo rapporto: 1 caso di Ehrlichiosi ogni 10 casi di TBE ed ogni 100 di malattia di Lyme.

 

“Il punto cruciale per limitare la diffusione di queste malattie – sottolinea Ruscio – è rappresentato dalla prevenzione. Prevenzione che si fonda essenzialmente sulla conoscenza dei comportamenti da adottare in caso di morso da zecca e del corretto modo di asportazione della zecca una volta che questa ci ha morso. Ciò vale soprattutto per la malattia di Lyme e la Ehrlichiosi, dato che per queste patologie trascorrono molte ore tra il morso della zecca e la trasmissione dell’agente patogeno: da uno studio effettuato negli Stati Uniti, è emerso che una corretta asportazione della zecca riduce del 70% la possibilità di sviluppo della malattia. Diverso è il discorso per quanto riguarda la TBE: in questo caso, infatti, il virus si trasmette nel giro di pochi secondi… Per la TBE esiste una vaccinazione preventiva che, naturalmente, va riservata solo alle persone effettivamente esposte al rischio di contrarre la malattia”.

 

Ma che fare se non ci si accorge di essere stati morsi da una zecca? In questo caso viene in soccorso la sintomatologia. “Per la malattia di Lyme – spiega Ruscio – nel 60% dei casi dopo 15 giorni dal morso si osserva un arrossamento nella zona colpita. Dopo alcuni mesi o più si sviluppa una patologia d’organo che può coinvolgere le articolazioni, il cuore, gli occhi, ed altri organi: i sintomi sono ben connotati e riconoscibili da qualsiasi medico”. “La Ehrlichiosi – continua – ha una sintomatologia lieve, simil-influenzale e quindi non pericolosa per gli individui con sistema immunitario integro”. “Per quanto riguarda la TBE – conclude Ruscio – è da tenere sotto controllo l’eventuale insorgenza di febbre: se nel giro di una o due settimane dal momento in cui ci si è recati in una delle zone dove è presente l’agente patogeno responsabile della TBE insorge una febbre non altrimenti spiegabile, è d’obbligo consultare il medico per una più approfondita valutazione”.

A.M.

 


In collaborazione con Help!