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03
Mer, Mar

Il carcinoma prostatico

Medicina
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La causa esatta del cancro alla prostata e la sua evoluzione rimangono ancora sconosciute anche agli specialisti. La presenza di cellule cancerose nella prostata è rara prima dei 40 anni (1%), ma con il progredire dell’età diviene estremamente frequente fino ad interessare quasi il 100% degli uomini oltre i 70 anni.

Solo in una parte di questi casi queste cellule si sviluppano dando origine ad un carcinoma clinicamente manifesto e aggressivo, in altri fortunatamente sono destinate a rimanere silenti.

Il carcinoma alla prostata ha comunque una grande incidenza e rilevanza sociale, destinata ad aumentare. In Italia, nelle fasce d’età avanzate, è al primo posto per quanto riguarda il numero di casi riscontrati e la terza causa di morte tra i tumori, con una percentuale più elevata del 60% nel Nord dell’Italia. Ci sono fattori di rischio ambientali o comportamenti che ne favoriscono la comparsa, o una tendenza a manifestarsi su base familiare?

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“Sembra effettivamente – risponde il dottor Franco Lugnani, chirurgo urologo alla Casa di Cura Salus di Trieste – che le abitudini alimentari “occidentali” possano influenzare in modo significativo l’insorgenza dei tumori alla prostata”. “Infatti – continua – le popolazioni asiatiche ed africane, che nei loro paesi di origine sono poco soggette a questa malattia, quando si trasferiscono nei nostri paesi vengono colpite molto più frequentemente. Altresì è cosa ormai assodata che quando si hanno dei parenti consanguinei che abbiano avuto un tumore alla prostata, il rischio aumenta in maniera notevole fino ad essere elevatissimo nel caso dei gemelli monozigoti. Una dieta mediterranea povera di carni e grassi animali e ricca di verdure e pesce probabilmente riduce il rischio di essere colpiti”.

Il controllo periodico preventivo aiuta la diagnosi in una fase precoce, quando non solo è curabile ma anche guaribile. I sintomi del cancro alla prostata sono o assenti o scarsi nelle prime fasi, o associabili a quelli dell’ipertrofia prostatica benigna (IPB) coesistente. Come si presenta, quali i segni obiettivi o i sintomi soggettivi che possono essere simili a quelli dell’ipertrofia prostatica benigna?

“I sintomi – precisa Lugnani – sono praticamente gli stessi (difficoltà ad urinare, necessità di urinare spesso e di alzarsi di notte), ma insorgono tardivamente, quando la malattia è già avanzata. Non ci si può fidare del fatto di star bene. D’altra parte, quando si hanno disturbi non è il caso di preoccuparsi troppo: sono quasi sempre legati all’ingrossamento benigno della prostata”.

A chi bisogna rivolgersi, e a quale età, per effettuare i controlli periodici necessari ad una diagnosi precoce?

“La visita urologica – sottolinea Lugnani – è il cardine della prevenzione e della diagnosi precoce (in tempo utile per guarire) del tumore alla prostata: va fatta ogni 12 mesi. È ragionevole sottoporsi a visite regolari dopo i 50 anni, o dopo i 40 se vi sono parenti già colpiti da tale cancro. La prevenzione mediante esplorazione rettale, ecografia prostatica transrettale, dosaggio del PSA (antigene prostatico specifico) è la migliore cosa da fare”.

Quando si sospetta la presenza di un carcinoma prostatico esiste la possibilità di rendere certa la diagnosi mediante la biopsia. Il medico preleva per mezzo di un ago dei piccoli frammenti di prostata che verranno esaminati per verificare la presenza o meno di cellule carcinomatose. “Il metodo più sicuro e indolore per prelevare il tessuto da esaminare dalle zone sospettate – afferma Lugnani – è la biopsia prostatica ecoguidata per via transrettale (tecnica ecografica mirata). È possibile prelevare tessuto intorno alla prostata per sapere fino a dove arriva la malattia (biopsie stadianti)”.

L’osservazione prolungata delle neoplasie prostatiche ha messo in luce che rapidità di crescita e aggressività sono molto variabili da caso a caso. “La cura dei tumori prostatici – avverte Lugnani – è molto variegata a seconda dei pazienti e della loro malattia: non esistono regole valide per tutti allo stesso modo. È il consenso informato del paziente, consigliato dai suoi medici curanti e dai suoi famigliari, che suggerisce la migliore terapia di caso in caso. Si tratta di un lavoro di squadra secondo un adattamento della teoria alla pratica del singolo caso”.

Ad esempio, una malattia avanzata può essere trattata diversamente a seconda delle condizioni generali del paziente e della sua età. Una malattia iniziale, ugualmente, può essere trattata in modo diverso a seconda delle preferenze psicologiche del paziente e della sua capacità di collaborare con i medici nei controlli dopo le cure. “Abbiamo delle possibilità molto aggressive tradizionali (prostatectomia radicale, prostatectomia laparoscopica) – spiega il chirurgo urologo – e procedure mininvasive di ultima generazione (brachiterapia, crioablazione). Alcune tecniche sono sperimentali e di non consolidata validità (come gli ultrasuoni focalizzati o HI-FU), ma interessanti nel futuro. Altre sono la radioterapia conformazionale e la terapia ormonale. Anche la chemioterapia con i nuovi farmaci offre buone speranze ai pazienti in fase avanzata”.

Quali gli stadi del cancro alla prostata? “I tumori della prostata – precisa Lugnani – possono essere confinati all’interno della prostata o localmente avanzati quando fuoriescono nei suoi dintorni. La presenza di localizzazioni a distanza nelle ossa o nelle ghiandole significa che la malattia si è diffusa a distanza e che richiede delle cure mediche oltre a quelle chirurgiche”.

Cosa si può consigliare al paziente per poter effettuare una scelta terapeutica consapevole ed informata, e anche per la qualità della propria vita futura?

“Io – risponde Lugnani – consiglio al paziente di rivolgersi con fiducia al proprio medico curante e allo specialista urologo che gli consiglia. Il medico curante o medico di famiglia deve essere il primo e più importante referente del paziente. Anche le associazioni dei pazienti che si trovano in rete (ad esempio, il PAACT USA) offrono una messe di consigli ed esperienze molto utili. È importante considerare tutte le alternative possibili al fine di effettuare una scelta consapevole. Non esistono cure miracolose. Esistono uomini che, consci dei loro limiti, tentano di applicare il patrimonio di conoscenze acquisito alla soluzione di problemi che sono in via di continua ulteriore conoscenza”. “Ad esempio – conclude lo specialista – le tecniche che uniscono la vaccinazione dei tumori con cellule estratte dal sangue del paziente che vengono messe a confronto con il tumore distrutto, in laboratorio o in vivo mediante la criodistruzione ad alta tecnologia, potrebbero rappresentare il prossimo passo in avanti. Ma solo il tempo ci dirà se questa strada, come tante altre in via di sperimentazione, migliorerà le speranze di vita e di guarigione o se i risultati promettenti iniziali non saranno confermati”.

Ignazia Zanzi