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Mer, Ago

Ipertensione: il controllo della pressione arteriosa

Medicina
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L’ipertensione rimane in tutto il mondo, Paesi industrializzati compresi, una delle principali cause di morbilità e mortalità cardiovascolare.

Per questo motivo è importante che siano estese al maggior numero di persone possibili le procedure diagnostiche per identificare la presenza di uno stato ipertensivo e coinvolgere il maggior numero di “pazienti” nel trattamento ipertensivo.

 

 

Nonostante le evidenze inequivocabili che hanno dimostrato che l’ipertensione arteriosa rappresenta il principale fattore di rischio cardiovascolare e che le strategie terapeutiche antipertensive sono in grado di ridurre in modo sostanziale il rischio, gli studi eseguiti in vari continenti e in diversi Paesi europei hanno confermato purtroppo che:

1) una significativa frazione di soggetti ipertesi non è a conoscenza della propria condizione o, se lo è, non assume alcuna terapia;

2) di rado gli obiettivi pressori riescono ad essere raggiunti nella pratica clinica, nonostante la prescrizione di un trattamento antipertensivo e i pazienti vengano seguiti da medici specialisti o dal proprio medico di famiglia.

 

Particolarmente difficile è ottenere il controllo dei valori di pressione sistolica soprattutto quando l’obiettivo è ambizioso (pressione arteriosa inferiore a 130 mmHg) come nel caso dei pazienti diabetici o di quelli che presentano un rischio cardiovascolare molto elevato. Tra l’altro, già il solo pensiero di “pressione arteriosa” genera in molti di noi ansia e batticuore, e nella misurazione spesso si scatenano le dispute sui valori pressori ottimali.

 

Il cuore contraendosi impartisce al sangue una forza che si esprime con una pressione esercitata sulle pareti dei vasi nei quali il sangue scorre. La fase in cui il cuore si contrae e spinge il sangue all’interno delle arterie è detta sistole: la pressione generata e rilevata in quel momento è pertanto detta pressione arteriosa sistolica o massima (120 mmHg). Nella fase successiva il ventricolo sinistro si “rilassa” e si riempie di sangue: questa è detta diastole. In questa fase la spinta del sangue è minore e la pressione si riduce di valore: si ha la pressione arteriosa diastolica o minima (80 mmHg).

 

La pressione arteriosa aumenta con l’età (in prevalenza la sistolica) perché i vasi arteriosi si irrigidiscono. Normalmente subisce delle variazioni nell’arco della giornata: è poco più alta al mattino, si riduce nelle ore centrali. Aumenta durante uno sforzo fisico e anche per stati d’ansia o come conseguenza della componente emotiva. I fattori emotivi e l’ansia, infatti, condizionano molto i dati di una rilevazione: per molti è osservabile che la pressione arteriosa misurata dal medico è spesso “alterata” cioè più alta, specie la prima, rispetto ai valori misurati dal paziente stesso o da un familiare o dopo essersi rilassati. Queste difficoltà devono essere superate per non classificare erroneamente una persona normotesa o ipertesa, e per questa ragione è buona norma tenere sotto controllo la propria pressione sin da giovani come abitudine di vita.

 

Che cosa si intende per ipertensione arteriosa?

“Si definisce ipertensione – risponde il dottor Claudio Pandullo, specialista in cardiologia e responsabile del Centro cardiovascolare di Trieste – la rilevazione ripetuta di valori superiori a 140/90 mmHg”.

Claudio Pandullo

Vi sono differenze tra uomini e donne?

“Non ci sono differenze della pressione arteriosa fra uomo e donna”.

 

L’ipertensione è ereditaria, c’è familiarità?

“Esiste questa componente, anche se a dominanza non forte”.

 

Quali sono i fattori di rischio?

“Si considerano fattori di rischio l’obesità, il fumo di sigarette, la scarsa attività fisica, l’eccesso di sodio nell’alimentazione, il consumo eccessivo di bevande alcoliche”.

 

Molti sono ipertesi e non lo sanno (danno d’organo preclinico). Come accorgersene anche in assenza di sintomo?

“Attraverso normali esami di laboratorio rilevando la microalbuminuria 24 ore o spot. Inoltre, l’esame elettrocardiografico dovrebbe essere parte integrante nella valutazione di routine dei pazienti ipertesi al fine di rilevare e prevenire l’ipertrofia ventricolare sinistra”.

 

Ridurre la pressione ha un valore protettivo per il rischio cardiovascolare: cosa significa tenere un adeguato stile di vita?

“Sostanzialmente significa ridurre il peso corporeo, smettere di fumare, praticare con regolarità attività fisica almeno mezz’ora al giorno, attenersi a una dieta povera di grassi”.

 

Come si misura la pressione?

“Il paziente deve stare in posizione seduta, 30 minuti dopo essersi alzato e prima di prendere gli eventuali farmaci. Meglio ripetere altre 2 volte a distanza di 10 minuti se la misurazione della pressione arteriosa è elevata”.

 

Quali apparecchi si dovrebbero usare?

“Si devono usare apparecchi che impieghino bracciali: sono affidabili, testati e validati. Esistono dei siti che verificano i prodotti”.

 

Quali altre modalità, non alternative ma complementari, sono raccomandabili per avere maggiori informazioni sulla pressione?

“Rivolgersi presso un ambulatorio medico quale momento di verifica della terapia e dello strumento; l’automisurazione casalinga è consigliata evitando però nel paziente l’ansia della misurazione che porta a numerosi rilievi quotidiani; infine, il monitoraggio pressorio nelle 24 ore in casi selezionati, ad esempio per l’ipertensione arteriosa clinica isolata o da camice bianco”.

 

Il riscontro occasionale di valori pressori superiori alla norma consente di porre subito la diagnosi di ipertensione?

“In questi casi, la prima misura consigliata è quella di modificare lo stile di vita ed i fattori di rischio. Quindi, si ricontrolleranno i valori a breve per verificare la normalizzazione o meno della pressione”.

 

Quali organi bersaglio sono danneggiati dall’ipertensione?

“Il danno si ha su arterie, cuore, cervello, rene, retina, encefalo. L’ipertensione stabilizzata predispone alla demenza senile, ma i dati non sono univoci”.

 

Come si sceglie la terapia farmacologica?

“La tendenza è quella di adottare una terapia di associazione fra più farmaci a basso dosaggio per minimizzare gli effetti collaterali. Nella scelta del farmaco si privilegiano quelli che danno maggiore protezione dai danni d’organo: ACE-inibitori, antagonisti recettori AT II, calcioantagonisti. Il paziente dovrà convivere per sempre con la terapia”.

 

 

LA CORRETTA MISURAZIONE DELLA PRESSIONE ARTERIOSA

 

Quando ci si sottopone alla misurazione il paziente deve essere sdraiato o seduto da almeno alcuni minuti con il braccio libero da indumenti, appoggiato su una superficie piana. Se si è seduti, il braccio deve essere all’altezza del cuore ed il palmo rivolto verso l’alto. La misurazione può essere manuale o automatica. Nel primo caso bisogna impiegare un fonendoscopio, cioè uno strumento che permette di udire i rumori che vengono generati dal passaggio del sangue nell’arteria del braccio e che di norma viene utilizzato per ascoltare i battiti del cuore. È opportuno ripetere la misurazione, calcolare la media delle due misurazioni e di essa tenere conto. Attenzione, prima di eseguire la successiva misurazione, è necessario sgonfiare completamente il bracciale ed attendere 2-3 minuti per lasciare defluire il sangue.

 

Il soggetto deve essere rilassato, in posizione comoda, in un ambiente tranquillo, a temperatura confortevole. È necessario evitare di misurare la pressione subito dopo l’ingestione di pasti copiosi o dopo aver fatto uno sforzo fisico o avere subito una forte emozione. Non bisogna aver fumato nei 15-30 minuti precedenti, né avere assunto caffè od altre bevande contenenti caffeina. È opportuno inoltre aver precedentemente svuotato la vescica.

 

La misurazione della pressione arteriosa può essere praticata anche a casa. Vediamo in dettaglio come fare. Lo strumento da utilizzare si chiama sfigmomanometro, ed è costituito da un bracciale che viene avvolto attorno al braccio del soggetto e mantenuto all’altezza del cuore. Il bracciale deve essere avvolto tra l’ascella e la piega del gomito; in corrispondenza di quest’ultima va appoggiato il fonendoscopio, nel punto in cui appoggiando le dita si sente pulsare l’arteria del braccio (arteria omerale). Contemporaneamente si palpa il polso radiale, cioè la pulsazione dell’arteria che passa a livello del polso, dallo stesso lato in cui si trova il pollice. A questo punto il bracciale viene gonfiato sino alla scomparsa sia dei rumori provenienti dal fonendoscopio che dal polso radiale: in questo momento la pressione del bracciale è superiore alla pressione arteriosa. Successivamente si riduce lentamente la pressione del bracciale, facendo uscire l’aria in esso contenuta azionando l’apposita valvola. Quando la pressione sarà uguale a quella arteriosa, un po’ di sangue riuscirà a passare nell’arteria producendo un rumore: il primo rumore udito chiaramente corrisponderà alla pressione sistolica (detta anche massima). Riducendo ulteriormente la pressione i rumori diventeranno inizialmente più intensi, quindi via via più deboli. La completa scomparsa dei rumori corrisponderà alla pressione diastolica (detta anche minima). La pressione viene quindi indicata con due valori, ad esempio 130/80: il primo valore è la sistolica, il secondo la diastolica. La pressione arteriosa viene osservata sul manometro, che può essere a colonna di mercurio oppure aneroide. Quest’ultimo deve essere tarato almeno una volta all’anno.

 

Negli ultimi anni si sono resi disponibili degli apparecchi per l’automisurazione domiciliare della pressione arteriosa che consentono una rilevazione automatica o semiautomatica e che si basano prevalentemente su una tecnica oscillometrica, e con i quali i valori pressori vengono visualizzati su appositi display.

 

Tenuto conto della presenza sul mercato di vari modelli non sempre precisi ed accurati nella misurazione, è strettamente necessario, per avere una garanzia di affidabilità, utilizzare solo strumenti la cui accuratezza nel rilevare i valori pressori sia stata verificata secondo parametri proposti da alcuni organismi internazionali. L’uso di dispositivi di misurazione che rilevano la pressione arteriosa al dito o al polso non sono attualmente consigliati dalle più recenti linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

 

 

STILE DI VITA: LE REGOLE ADEGUATE

 

Per il controllo dell’ipertensione arteriosa e la riduzione del rischio cardiovascolare è opportuno seguire alcuni semplici ma importanti modi di comportamento:

 

1) mantenere il giusto peso corporeo, riducendo soprappeso e soprattutto obesità;

2) dare la preferenza agli alimenti vegetali ricchi di potassio;

3) ridurre l’apporto di sale a non più di 2-3 grammi al giorno;

4) svolgere una regolare attività fisica;

5) bandire il fumo;

6) consumare non più di 30 grammi al giorno di alcool, pari a circa 250 ml di vino;

7) ridurre lo stress psico-fisico eccessivo;

8) misurare periodicamente la pressione arteriosa ed annotarne i valori;

9) se la pressione è alta, seguire attentamente la terapia prescritta dal medico;

10) mantenere valori pressori inferiori a 140/90 mmHg, od ancora più bassi (< 130/80 mmHg) se si è diabetici o nefropatici;

11) la glicemia a digiuno deve essere inferiore a 110 mg/dl;

12) il livello ottimale di colesterolemia totale è quello inferiore a 200 mg/dl, mentre quello del colesterolo LDL (che si può calcolare sottraendo al valore della colesterolemia totale quello dell’HDL colesterolo ed un quinto del valore dei trigliceridi) deve essere inferiore a 130 mg/dl in presenza di due o più fattori di rischio ed inferiore a 100 mg/dl in soggetti che sono già affetti da malattia coronarica, da diabete mellito o con rischio cardiovascolare globalmente elevato;

13) il livello dei trigliceridi deve essere inferiore a 150 mg/dl e quello dell’HDL colesterolo maggiore di 40 mg/dl.

 

Ignazia Zanzi

 


In collaborazione con Help!