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Sab, Lug

Scarpe e igiene: attenzioni extra per tenerci adeguatamente in piedi

Salute
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Si è sempre più consapevoli che, come ogni buon podologo raccomanda, le buone condizioni delle nostre estremità più basse sono essenziali per lo stato di salute generale dell’intero corpo. “Corretta posizione del piede, uso di plantari, sorveglianza medica sono requisiti indispensabili per salvaguardare le proprie estremità inferiori, ma la salute del piede può essere tutelata anche e soprattutto da un’igiene regolare e corretta”: sono le raccomandazioni della Società Italiana di Podologia.
Il piede presenta un’elevata complessità anatomica giustificata dal fatto che assolve due specifiche funzioni legate alla deambulazione: si adegua alla superficie sulla quale camminiamo in modo da assorbire l’impatto con il terreno, sostiene il peso del corpo e fa in modo che questo proceda. Piede e volta plantare formano un’architettura complessa che associa in modo armonioso elementi osteoarticolari, legamentosi e muscolari. Tre archi compongono la volta che sostengono con tre punti di appoggio compresi nella zona di contatto con il suolo. Dati questi tre punti, che costituiscono un triangolo, si evidenziano anteriormente un arco detto anteriore, lateralmente un arco esterno e medialmente un arco longitudinale interno. Quest’ultimo è il più lungo ed il più alto oltre che il più importante ai fini della statica e della dinamica dell’appoggio.
Quando il piede tocca il suolo, questo avviene con la parte esterna del calcagno, poi l’arco plantare ruota in dentro così da abbassarsi leggermente. È la successione di questi movimenti che permette al piede di assolvere con naturalezza al compito di adattarsi al terreno ed assorbire l’urto in modo naturale. A questo proposito è bene ricordate che camminare scalzi fa bene solo sulla sabbia. Camminare scalzi su superfici dure e indeformabili e dunque inadatte al piede come asfalto, marmo e cemento, a lungo andare possono provocare conseguenze sulla salute generale. Questo perché il piede dove essere supportato da un appoggio morbido o semirigido che accompagni l’andatura del piede (plantare), piuttosto che appoggiare su una superficie piatta e dura. Così si migliora il ritorno venoso e si stimola la sensibilità propriocettiva. Il piede deve trovare un appoggio sicuro sopportando nel frattempo il peso del corpo: l’arco comincia ad alzarsi ed il piede ruota in su e in fuori irrigidendosi allo scopo di sollevare il peso del corpo e farlo procedere. Se queste sequenze avvengono in modo armonioso e a tempo, non si verifica alcuno sforzo o perdita di efficacia del movimento, se vi è invece uno squilibrio nella sequenza, possono esservi degli effetti che si ripercuotono negativamente fino alla schiena.
Molto importante è la scelta delle scarpe. La calzatura deve essere confortevole non solo in lunghezza, ma anche in larghezza ed in altezza. Questo eviterà il formarsi di callosità nella parte superiore e laterale, favorirà la mobilità di deambulazione del piede e ritarderà l’invecchiamento articolare e muscolare. Controllare, quindi, quando si tolgono le scarpe che non vi siano zone di arrossamento sul piede. Se non sussistono problemi particolari e se la calzatura è di qualità, il piede non avrà difficoltà di adattamento; se invece il piede presenta alterazioni, dovrà essere la scarpa ad essere personalizzata grazie ad un plantare specifico, così da adattarsi al piede e garantirne la comodità. È buona abitudine calzare due paia di scarpe al giorno, riservando al pomeriggio quelle con maggiore calzata, così i piedi si mantengono più freschi e la traspirazione migliora.
Il fondo e il tacco delle calzature sono anch’esse di importanza capitale poiché riflettono e condizionano la postura. Se troppo alto o troppo basso, il tacco può nuocere, come anche la suola se troppo rigida o troppo flessibile. Controllare se vi è dolore ai talloni, alle caviglie, sotto la pianta del piede ma anche alle gambe e alla colonna. È buona norma, inoltre, che i materiali delle scarpe siano naturali e che lascino traspirare e cedere umidità; controllare, quindi, se vi è senso di bruciore, se la sudorazione è aumentata, se i piedi sono freddi e maleodoranti.
In particolar modo in estate, i veri protagonisti in città e in vacanza sono proprio i piedi: dopo mesi di costrizione al chiuso di scarpe pesanti e stivali, prima di sfoggiarli avranno bisogno di qualche attenzione extra. Col caldo sono necessarie calzature molto leggere che non appesantiscono il piede e, di conseguenza, il carico sulla colonna vertebrale. Le scarpe estive devono proteggere comunque dalle asperità del terreno, dall’impatto con sassi e spigoli. Sarà la tomaia a concedere, in relazione con l’ambiente e l’occasione, il massimo di libertà di movimento e di respirazione. Scegliere secondo il proprio stile, quindi, ma con un occhio attento a queste caratteristiche… Una particolare attenzione la meritano i sandali e gli zoccoli, a meno che non siano quelli realizzati con cura e attenzione ortopedica: una suola di legno rigido non permette una corretta deambulazione, costringe il piede a stare contratto.
Per chi non rinuncia ai tacchi alti, almeno in casa è consigliabile liberare i piedi dalle scarpe, farli respirare ed eseguire un po’ di ginnastica, muovendo le dita e roteando le caviglie, far scorrere sotto la pianta appositi rulli massaggianti o una semplice lattina o pallina da tennis per riattivare la circolazione, che è fondamentale per la salute di piedi e gambe.
L’abitudine a un pediluvio tiepido almeno una volta alla settimana è un toccasana: aggiungere all’acqua del sale grosso, del bicarbonato o dell’amido di mais, tutti ottimi rimedi per sgonfiare le estremità e ammorbidire la pelle. L’acqua di cottura di pasta e riso o delle patate, contenendo l’amido, rilassa e addolcisce l’epidermide. O ancora, per un momento di relax extra, osate… un bagno di bellezza al latte caldo, intervallato da un massaggio con una miscela di latte e miele (mescolati in pari quantità), da risciacquare nel latte caldo e poi sotto l’acqua fredda per riattivare la circolazione.
Dopo il pediluvio, concedetevi uno scrub (per esfoliare, ammorbidire, idratare), che rimuove le cellule morte e rinnova la pelle. Massaggiate con vigore, soprattutto sui talloni e nelle zone della pianta dove la pelle è più spessa. Se la situazione è davvero compromessa, fatevi consigliare in farmacia un prodotto apposito per trattare i calli. Non cercate di rimuoverli tagliando la pelle ispessita con le forbici: potreste ferirvi e causare un’infezione, senza contare che dove la pelle è stata intaccata tende a ricrescere più dura.
Anche le unghie dei piedi vanno curate costantemente, tagliandole spesso e cercando di dar loro una forma squadrata, per evitare che le unghie s’incarniscano. Per quanto riguarda la stesura dello smalto, per una pedicure a regola d’arte sfregate bene le unghie con l’apposito spazzolino per pulirle perfettamente, quindi armatevi di separatori per le dita e stendete uno strato di smalto nutriente trasparente, che servirà a proteggere le unghie dallo strato colorato (per chi lo applica) che tende a farle ingiallire.
Ignazia Zanzi

BOX: Cure particolari per una patologia insidiosa: il piede diabetico

È una complicazione tardiva del diabete risultante dalla combinazione di neuropatia e arteriosclerosi. Consiste in un’alterazione della cute, dei muscoli e delle ossa del piede che può determinare ulcerazioni o infezioni a guarigione lenta o lentissima, a volte evolventi fino alla temuta gangrena. “Un diabetico intelligente è il miglior medico di se stesso”, è una massima che circola tra i pazienti diabetici: tra le priorità quotidiane non deve trascurare l’igiene e la cura dei piedi, con la stessa costanza e continuità con cui segue la terapia farmacologica e dietetica.
I piedi, infatti, possono andare incontro a diversi tipi di lesioni, tra le quali due sono importanti: manifestazioni conseguenti ad un’alterata circolazione sanguigna degli arti inferiori e modificazioni della sensibilità di natura nervosa. Tutti i diabetici sono minacciati da queste complicanze, sia quelli trattati con insulina sia chi utilizza gli ipoglicemizzanti orali. Un’adeguata prevenzione permette talvolta di procrastinare, ma ancor più spesso di evitare, eventuali lesioni.
La migliore profilassi è osservare con cura i piedi più volte al giorno, sotto la pianta e tra le dita, alla ricerca di lesioni non avvertite come dolorose: il dolore è uno dei grandi meccanismi di difesa del nostro organismo. È il dolore infatti che ci fa muovere le dita all’interno di una scarpa troppo stretta riattivando la circolazione.
Una delle complicazioni più insidiose del diabete male controllato è la neuropatia, che provoca un’alterazione delle fibre nervose, impedendo il normale passaggio degli impulsi nervosi dolorosi. La forma sensitiva interessa di solito i piedi, che diventano insensibili come pezzi di legno. È una situazione di grave pericolo, perché espone a rischio di traumi d’ogni genere la cui evoluzione può essere in alcuni casi lenta e penosa. Una cura specifica non esiste, ma il disturbo può scomparire dopo un periodo di perfetto equilibrio del diabete. Finché ciò non accade è di vitale importanza avere la massima cura dei piedi.
Evitare le possibili cause di trauma (piedi scalzi, corpi estranei nelle scarpe, pieghe delle calze, strumenti taglienti per il pedicure), di ustione (bagno o doccia bollenti, borsa dell’acqua calda), di ostacolo alla circolazione (scarpe a punta, calze con elastico, bendaggi stretti, gambe accavallate). Evitare sia la macerazione (lunghi pediluvi) sia la secchezza della pelle tenendola sempre morbida ed elastica con creme idratanti. Osservare con cura i piedi più volte al giorno sotto la pianta e tra le dita alla ricerca di lesioni non avvertite; appena se ne scopre una, disinfettarla e curarla assiduamente finché non guarisce.
Queste e poche altre semplici misure igieniche sono importanti da conoscere ed applicare quotidianamente, acquisendo nuove abitudini molto prima che diventino atti indispensabili ed urgenti.