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Lun, Gen

Minzolini: il politico non ha privato. 15 anni dopo la conversione al silenzio

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logo, rai, minzolini, tg1, direttore, processoGossip o non gossip? Questo è il dilemma. La Puttanopoli che sta travolgendo il premier Silvio Berlusconi, esplosa a Bari dopo le rivelazioni di quella che pare assodato essere la escort Patrizia D'Addario e altre "signorine a tassametro" ha ravvivato un dibattito che solo nell'Italia dell'informazione deviata poteva prendere vita.

Le squadre sempre più numerose di pompieri che accorrono al capezzale morale (e politico?) del premier distorcendo, nascondendo, modificando e interpretando a loro piacimento la verità stanno superando i limiti della fantasia, dimostrando qualità di affidabilità cui bisogna rendere merito. Come i bravi cani con i loro padroni.

Per chi guarda solo la tv e non si informa attraverso i nuovi media è normale pensare come quel figuro che passerà alla storia come il peggior direttore del Tg1 della storia, Augusto Minzolini (ribattezzato già in molti modi dal web: Scodinzolini, Minchiolini, il Trentalance dell'informazione - nostro copyright - ecc). Secondo la sua teoria gli scandali a sfondo sessuale, le inchieste su traffico di droga, le indagini sulle tangenti della sanità in Puglia che (sembrerebbe) coinvolgano anche Berlusconi sono solo gossip. Non notizie.

A parte il fatto che si può concordare sulla estraneità di Berlusconi dalle inchieste fino a che non si dimostra qualcosa di concreto, la notizia è comunque esplosiva e dovrebbe riempire almeno i tre quarti del Tg. Il telespettatore, giustamente, crede in buona fede al direttore - che dovrebbe essere tra i migliori giornalisti d'Italia - e se ne va in giro ripetendo a pappagallo a chi non se la beve: "Anche tu segui il gossip? Ma ti sei santorizzato e dipietrizzato?"

La farlocca teoria, assurda e ridicola, che ha esposto Minzolini al pubblico ludibrio e che sta facendo chiedere a molti la sua testa, insomma ha centrato il bersaglio. La maggioranza degli italiani non ha capito cosa stia succedendo.

E infatti, come un colpo di coda di deontologia professionale arriva (per la prima volta nella storia della Rai) la condanna di tutti i comitati di redazione delle testate Rai che in un assemblea plenaria hanno preso di mira la disinformazione portata avanti dal direttore del Tg1 Minzolini sullo scandalo Berlusconi-D'Addario. In una nota si legge: "Siamo tutti Tg1, siamo tutti, noi giornalisti della Rai, contro le scelte editoriali di chi occulta le notizie e rende agli italiani un pessimo servizio pubblico radiotelevisivo".

Ma quando Minzolini non era un servo così esposto di Berlusconi cosa diceva a proposito dei politici e della loro vita privata? In questo articolo del 1994 c'è la sua posizione che può essere riassunta così: "un politico non ha privato e se non è disposto a mettere in piazza vizi e virtù è meglio che non faccia il politico".

A distanza di 15 la sua posizione è mutata radicalmente. Ecco un estratto delle sue ex perle di saggezza:

“Le smentite a ripetizione rivelano solo che abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. […] Quattro anni fa, e cioè in tempi non sospetti, scrissi che la nomina di Giampaolo Sodano alla Rai nasceva dai salotti di Gbr, la televisione di Anja Pieroni. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico”

Interessantissimo notare come, secondo il fu (professionalmente) Minzolini si lagnasse dell'eccessivo fair play dei giornalisti, che con un po' di "volontà" in più avrebbero potuto addirittura evitare tangentopoli. Perché sapevano tutto, ma hanno peccato di ipocrisia.

Il giudizio sul Minzolini contemporaneo lo offre il Minzolini di 15 anni fa: ipocrita.