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Dom, Mag

Giostra di storie: i tassisti e la quotidianità dei triestini

Friuli Venezia Giulia
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I tassisti sono la spia di una città, dal proprio taxi, una sorta di porto franco degli umori e dei pensieri della gente, vivono storie raccontate in maniera diretta, senza filtri.

I tassisti sono la spia di una città, dal proprio taxi, una sorta di porto franco degli umori e dei pensieri della gente, vivono storie raccontate in maniera diretta, senza filtri.

Il tassista spesso viene coinvolto come l’ultimo dei confessori al quale si possono dire cose che ad un altro sconosciuto non si direbbero mai. Capita che all’interno del taxi si crei un’atmosfera calda come se ci si conoscesse da sempre, anche quando nascono contrasti e discussioni con la persona a bordo. È così anche per Andrea Klun, giovane tassista triestino del Consorzio Taxisti Alabarda, che guida il taxi da dieci anni e per Mauro Detela presidente provinciale di Radio Taxi Trieste che conta 225 soci tra cui otto donne. Due cooperative che vivono la città in sella al taxi bianco e che sembrano d’accordo sul fatto che fare il tassista sia, tutto sommato, un bel lavoro all’insegna dell’autonomia e della libertà.
Ovviamente i problemi non mancano e come per tutte le categorie di trasporto pubblico, la pazienza non è mai troppa. “La prima criticità che mi viene in mente – racconta Klun – è la viabilità cittadina che, a mio parere, non è delle migliori. Dalle 7.30 fino all’ora di pranzo il traffico si sente forte, basta un piccolo cantiere e la città va in tilt e per noi i tempi di percorrenza si allungano. Personalmente evito le Rive come la peste, troppi semafori. Se vai dalla Stazione Centrale ai Campi Elisi ancora ancora… ma il contrario è un vero disastro. Molti semafori inutili anche in Largo Barriera e via Carducci”. “Un altro tasto dolente – rincara Detela – sono le corsie preferenziali spesso occupate da motorini e auto in sosta. C’è poco controllo da parte dei vigili. Poi non possiamo entrare nelle zone pedonali come invece succede in altre città italiane”.
Come funzionano i turni? “In Italia – spiegano i tassisti – sono i Comuni a stabilirli, qui a Trieste no. Siamo in 250 tassisti, trenta più del necessario. Siamo in tanti, siamo liberi professionisti e ci organizziamo autonomamente plasmando l’orario in base alle proprie esigenze personali: c’è chi preferisce lavorare di giorno, altrimenti le sente dalla moglie, e chi di notte, comunque il servizio è sempre ben coperto e il Comune non ha mai dovuto stabilire i nostri turni di lavoro”. A Trieste le licenze sono bloccate ma il numero di tassisti sembra aumentare. “Non sarà la passione della propria vita – chiosa Detela – ma è un lavoro che dà autonomia e può essere uno sbocco in tempi di crisi, però è un lavoro che ti deve piacere”.
“Abbiamo il dovere – mette in evidenza Detela – di accompagnare il cliente a domicilio, aiutare, se necessario, la signora che ci chiede di portarle sul pianerottolo le borse della spesa, tuttavia non possiamo mangiare in taxi e questo vale anche per il cliente. L’auto inoltre deve essere sempre pulita e il tariffario sempre a disposizione per essere consultato”. Le tariffe si calcolano a chilometro e ad ora (in provincia di Trieste 1 km = 1 euro, fuori provincia 1 km = 1,40 euro e 1 h = 20 euro circa), la corsa minima è di 5 euro e le tariffe sono ferme già da due anni. I supplementi riguardano il trasporto di valige e animali (80 centesimi), ma è gratuita la valigetta ventiquattrore, e l’ingresso in zona franca con un sovrappiù di 2,40 euro; 2 euro in più anche per il trasporto notturno e festivo.
Ricordiamo che tra i diritti dei cittadini vi è quello di salire sul taxi che desiderano, non deve essere necessariamente il primo della fila in parcheggio. “A Trieste – riferisce Klun – il cliente medio è l’anziano che ti chiede di accompagnarlo nelle zone poco fornite di autobus come via Romagna o vicolo del Castagneto. Possiamo rifiutare la corsa a persone sporche, maleodoranti, in evidente stato d’ebbrezza o drogate. Lo prevede un regolamento nazionale”.
Il rischio di aggressioni e pericoli, soprattutto durante i turni notturni, preoccupa non poco la categoria. “Un mio collega – rivela Detela – neanche due mesi fa è stato aggredito da due balordi che volevano portargli via i soldi e sono venuti alle mani. Sono intervenuti i carabinieri ma i controlli delle forze dell’ordine scarseggiano, dovrebbero essere maggiori. Stiamo valutando se dotare ogni autovettura di un sistema satellitare Gps che ci colleghi direttamente con la centrale. Questo garantirebbe ai tassisti quantomeno di essere localizzati costantemente segnalando eventuali problemi”. “Maggior garanzia – aggiunge il presidente di Radio Taxi – verrebbe poi assicurata dall’installazione all’interno della macchina di una telecamera a circuito chiuso collegata con la centrale che consenta di registrare anche le immagini”. Non mancano, infatti, i furbetti e poi chi ci va di mezzo è l’intera categoria. La cronaca parla da sola: recente è il caso di un tassista ubriaco con a bordo sei persone o di quello che si è fatto pagare un supplemento per il trasporto di due zaini scolastici; ma c’è anche chi si approfitta dell’anziano o del turista per aumentare la tariffa con la conseguenza che, il giorno dopo, c’è un cliente in meno per un tassista onesto.
La clientela, come già fatto notare da Klun, è prevalentemente anziana anche se, con l’introduzione di misure più restrittive che riguardano l’assunzione di alcolici, sono notevolmente aumentati i giovani, soprattutto nel fine settimana, ormai rassegnati al fatto che è meglio non guidare se si è alzato il gomito. Meglio piuttosto dividere con gli amici una corsa in taxi che ritrovarsi nei guai e con la patente ritirata. “Per noi – sottolinea, in merito, Klun – vige la tolleranza zero come per i conducenti degli autobus, d’altronde alzare il gomito e poi mettersi alla guida sapendo di trasportare altre persone è una vera stupidaggine… Dovrebbe sempre prevalere il buon senso”.
Per quanto riguarda i parcheggi in città, com’è la situazione? “Il parcheggio in Piazza della Borsa – risponde Klun – non è il massimo: è molto decentrato rispetto a quando si trovava in via Einaudi. Ora siamo in piazza Tommaseo, poi ci sposteranno da via Gallina a via Imbriani, ma solo momentaneamente per lavori di manutenzione”. Non solo per il problema parcheggi, certo, ma “anche noi – precisa Detela – abbiamo risentito della crisi: Trieste resta una città ricca ma chi risparmia, risparmia sul taxi”.
Aneddoti e storie divertenti, infine, non mancano. “Una signora – svela Klun – mi ha chiesto consigli per scaricare il proprio fidanzato e non sapevo cosa risponderle… ma c’era anche un tipo che prendeva spesso il taxi, era romano, ed era convinto che essendo “di fuori” tutti i tassisti lo avrebbero considerato uno sprovveduto, imbrogliandolo, e allora si metteva a gridare agitato: «Io sono di Trieste, sono di Trieste!»”. “A me invece – gli fa eco divertito Detela – una decina di anni fa una signora, insospettita che il marito la tradisse, ha chiesto di seguirlo mentre portava fuori il cane. Così abbiamo fatto, scoprendo dopo un contorto itinerario che l’amante esisteva davvero. A quel punto mi sono dileguato… meglio non trovarsi in certe situazioni”.
Elisabetta Batic