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Dom, Mag

Figli di oggi, cosa ne pensano i genitori?

Costume e società
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I figli “so piezz’ e core”: lo dice Mario Merola. “Ogni scarrafone è bello a mamma sua”, canta Pino Daniele. Resta il fatto che educarli è un mestiere difficile e che spesso il rapporto si fa particolarmente conflittuale nel periodo dell’adolescenza.

I figli “so piezz’ e core”: lo dice Mario Merola. “Ogni scarrafone è bello a mamma sua”, canta Pino Daniele. Resta il fatto che educarli è un mestiere difficile e che spesso il rapporto si fa particolarmente conflittuale nel periodo dell’adolescenza.

Ma cosa pensano i genitori dei propri figli e di quelli altrui? Abbiamo fatto una breve indagine. Giorgio, ambientalista racconta che “per quanto riguarda i nostri figli penso che stia diventando sempre più difficile fare i genitori rispetto ad alcuni anni fa, anche perché il modo di vivere è decisamente cambiato con le nuove tecnologie hi-tech e la globalizzazione”. “Sicuramente – continua – la famiglia di una volta era più unita e i genitori venivano più rispettati e temuti rispetto ad oggi. Attualmente con la crisi del lavoro e il precariato, purtroppo, i giovani non riescono ad inserirsi nel mondo lavorativo, quindi gravano sul bilancio familiare fino in età adulta e con quello che ci si prospetta per il futuro, la questione sarà di difficile soluzione con la probabilità che negli anni a venire si presenti nuovamente l’emigrazione verso Paesi sconosciuti. Infine vedo che la gioventù ora è più complessata e viziata, ma anche sfiduciata vedendo questo mondo corrotto e senza futuro”. Erica, barista, parla di sua figlia. “Alessia – racconta – è una ragazza semplice, un po’ lunatica, frequenta la terza superiore, esce solitamente con le sue amiche il sabato pomeriggio o qualche sabato sera, in estate più spesso. Di solito si trovano in Viale e poi vanno in un bar a chiacchierare davanti ad un caffè. Si divertono a girare per i negozi e amano passeggiare sul Molo Audace. Trieste purtroppo non offre molto ai nostri giovani”. “Sono brave ragazze – sottolinea Erica – e quando vogliono sanno tirare fuori le unghie. Non hanno paura del giudizio della gente. Sono molto unite fra loro e si compensano in senso buono”. Erica ha anche un figlio maschio, Luca. “Luca – riprende – è un ragazzo molto timido, introverso, studioso. Frequenta la facoltà di Economia aziendale. Il sabato sera va a cena fuori con gli amici e poi al cinema. È un grande appassionato di fumetti giapponesi, fortunatamente non ha vizi, non beve, non fuma e sta alla larga dalle discoteche”. Strano, no? Mauro, giornalista, è un padre adottivo. “La mia esperienza di genitore – premette – è un po’ particolare. Le mie due bimbe (sorelle) sono ucraine e l’esperienza dell’adozione è stata durissima. Vuoi perché nessuno ti prepara ad affrontare le problematiche che questi bimbi hanno (vivere in un orfanotrofio non è una passeggiata), vuoi per come avvenivano le adozioni a Kiev. Ma, polemiche a parte, potrei scrivere un libro”. “Devo dire – va avanti – che io ho un ottimo rapporto con le mie figlie. Ora hanno 11 e 13 anni, iniziano i primi problemi adolescenziali che sto cercando di risolvere con il dialogo, il confronto. Un altro problema è che oggi i figli sono abituati ad avere tutto e subito, manca quello spirito di sacrificio che abbiamo vissuto noi quando eravamo figli. Ecco quello che cerco di trasmettere loro: lo spirito della conquista, che comporta sacrifici, a volte anche delusioni, ma che in fondo poi ci rinforza per affrontare tutte le prove che la vita ogni giorno ci propone. Devo dire che forse, vista la loro esperienza, sono bimbe che si accontentano di poco e che sorridono sempre. Per me un grande stimolo di vita”. “I miei ragazzi, ora adulti e sposati, non ci hanno mai dato nessun problema, neanche da bambini”, racconta Fioretta, pensionata, che precisa: “Sono sempre stati entrambi poco competitivi, piuttosto di apparire si tirano indietro. Paolo è quello più apprensivo, ci ha sempre coinvolti molto nei suoi problemi di studio, mentre Marco ci raccontava poco e dunque stavamo tranquilli. Sicuramente Paolo è quello più legato a noi, ci telefona ogni sera. Abbiamo educato entrambi sempre con le buone maniere, non abbiamo mai alzato le mani. Abbiamo insegnato loro i valori dell’onestà, dell’educazione e abbiamo sempre parlato molto cercando di accontentarli sempre laddove possibile”. “Noto che i giovani di oggi – aggiunge il marito Fabio – sono spesso maleducati, dicono parolacce in autobus e assisto ad atti di vandalismo gratuiti anche da parte delle femmine. Si vestono tutti uguali, nessuno ha il suo stile”. Cristina, insegnante, è mamma di tre figli, il primogenito ha 40 anni, la seconda ne ha 30 e il minore ne ha 23. “A tutti – riferisce – balza subito agli occhi la loro differenza d’età, soprattutto tra i due maschi. Per la secondogenita vedo azzeccata la frase “in medio stat virtus”. Ognuno è cresciuto e si è formato in tre periodi molto diversi tra loro, soprattutto per quanto riguarda le problematiche e dinamiche famigliari e, in seguito, per un graduale stato di tranquillità economica di noi genitori. Gli anni ’70, ’80 e ’90 hanno inciso notevolmente sulle caratteristiche di ognuno mettendo noi genitori di fronte ad un inevitabile “ammodernamento”. Nonostante ciò tutti e tre sono stati educati allo stesso modo. I valori che abbiamo cercato di trasmettere sono sempre stati improntati sul rispetto, sull’onestà, sul senso del dovere e sull’importanza dello studio per il loro avvenire e ognuno li ha recepiti in base alla propria indole. Tra noi e loro c’è sempre stato un bel dialogo, qualche scontro inevitabile. Pur non essendo invadenti li abbiamo seguiti da vicini”. “In sostanza – riflette Cristina – sono tre figli “dritti” e sani di principi. Ci continuano a dare tante soddisfazioni, ognuno a modo suo. Siamo orgogliosi di tutti e tre e questo è un dono impagabile”. “Per quanto riguarda i figli di alcune coppie che conosco, penso – conclude – che molti comportamenti negativi siano imputabili alle famiglie stesse, che hanno smarrito il vero senso della parola famiglia. Vedo troppe paghette, regali, scarso controllo su dove e chi frequentano, poco dialogo e orari troppo liberi. I genitori non possono essere amici dei propri figli ma autorevoli, non autoritari, presenti e disposti ad ascoltare sacrificando anche il proprio tempo se necessario”. Elisabetta Batic