Sidebar

24
Mar, Set

Giovani e lavoro: lingue straniere, braccia e gambe per costruirsi un futuro

Costume e società
Stile testo

Basta davvero solo la conoscenza delle lingue straniere a farsi spazio nella fitta giungla del mondo del lavoro? Ne parliamo con Massimo Chenda, esponente del Gruppo giovani imprenditori dell’Associazione degli industriali di Trieste, che ha partecipato alla presentazione del progetto. “Lo studio delle lingue – spiega Chenda – è uno degli elementi fondamentali per riuscire ad inserirsi nel mondo del lavoro. In questo il laboratorio linguistico cerca di assolvere alle necessità di oggi, soprattutto visto l’indirizzo turistico-commerciale del polo scolastico coinvolto”.

Basta davvero solo la conoscenza delle lingue straniere a farsi spazio nella fitta giungla del mondo del lavoro? Ne parliamo con Massimo Chenda, esponente del Gruppo giovani imprenditori dell’Associazione degli industriali di Trieste, che ha partecipato alla presentazione del progetto. “Lo studio delle lingue – spiega Chenda – è uno degli elementi fondamentali per riuscire ad inserirsi nel mondo del lavoro. In questo il laboratorio linguistico cerca di assolvere alle necessità di oggi, soprattutto visto l’indirizzo turistico-commerciale del polo scolastico coinvolto”.


Realizzato grazie al contributo della Fondazione CRTrieste, il laboratorio è rivolto agli studenti dell’intero istituto, per un totale di 36 ore settimanali, suddivise tra le quattro lingue straniere insegnate (inglese, francese, tedesco, spagnolo). È composto da 24 postazioni su 12 computer installati (uno ogni due alunni), più la postazione del docente attraverso la quale è possibile controllare il lavoro dell’intera classe. Scopo di questa innovazione, offrire agli studenti la possibilità di svolgere didattiche specifiche per il potenziamento delle competenze linguistiche, non consentite in un’aula tradizionale.
“Il Gruppo giovani imprenditori dell’Associazione degli industriali della provincia di Trieste – afferma Chenda – appoggia queste iniziative soprattutto perché fanno parte dei messaggi che da circa sette anni cerchiamo di trasmettere ai ragazzi attraverso un apposito progetto nelle scuole volto ad avvicinarli al mondo del lavoro. I Giovani imprenditori, infatti, hanno ricevuto da Assindustria la delega della scuola al fine di spiegare ai ragazzi cosa significhi fare impresa, cercando di aiutarli a muoversi per costruirsi un futuro”. Un progetto che fino ad oggi ha coinvolto sei scuole superiori (tra le quali tre licei e un istituto di lingua slovena) ed è caratterizzato da una serie di lezioni in cui giovani imprenditori raccontano le loro esperienze e rispondono a domande e richieste di ragazzi e professori. Il corso si conclude con l’incontro con uno dei più importanti imprenditori locali e la visita alla sede di una delle realtà presenti sul territorio. “Io sono solito a raccontare sia le mie esperienze positive che negative – specifica Chenda – perché è bene che sia chiaro fin da subito che entrare nel mondo del lavoro significa anche sacrifici e difficoltà. E poi spesso si impara più dagli insuccessi che dai successi”.
Ma quali sono dunque le caratteristiche che deve avere un giovane per lanciarsi sul mercato del lavoro? “Oltre alle lingue straniere – risponde l’imprenditore – è bene fare qualche esperienza all’estero per imparare ad essere indipendenti, autosufficienti e vedere com’è diverso il mondo; avere esperienze lavorative già durante il periodo universitario per toccare con mano l’ambiente; bisogna saper essere dinamici, con capacità di adattamento, disposizione al rischio e al sacrificio, e saper gestire le relazioni con le altre persone. Può essere utile non limitare le proprie esperienze ad un unico campo, in quanto è importante anche saper portare avanti più progetti allo stesso tempo”.
A Trieste, però, è difficile trasmettere la cultura di impresa. “È difficile – conferma Chenda – perché è una città abituata ad esser assistita, con grandi aziende parastatali e una cultura piuttosto diffusa del posto sicuro. E nonostante i tempi siano cambiati, questa mentalità è passata anche alle nuove generazioni”. Non solo, per far fronte all’attuale crisi economica e occupazionale serve anche un nuovo approccio allo studio. “Oggi – commenta l’imprenditore – tutti tendono a voler perseguire la carriera universitaria col risultato che i licei vengono preferiti agli istituti tecnici. Il sovraffollamento delle università ha anche causato l’abbandono di molti mestieri e settori artigianali o di altro tipo che, presi in mano da chi viene da fuori, rischiano in futuro di rimanere all’interno dei nuovi circuiti che si stanno creando”. Insomma, l’Italia per andare avanti non ha bisogno solo di cervelli, ma anche di braccia e gambe, non meno importanti. “Recentemente – osserva Chenda – sembra esserci stata una nuova controtendenza con alcuni istituti tecnici che hanno conosciuto un vero e proprio boom di iscrizioni”.
Come capire dove investire quello che si ha studiato? E come iniziare? “La scuola – sostiene l’esponente dell’Associazione degli industriali – dovrebbe avere il compito di preparare ad affrontare il mondo del lavoro, la scelta dell’indirizzo, a impostare la mentalità. Ma alla fine quasi mai si fa quello per cui si ha studiato. Bisogna quindi iniziare buttandosi in tutto quello che si incontra, rubare con gli occhi, non guardare la paga o gli orari: perché poi, alla fine, sono le occasioni che portano ad altre occasioni”. E in tutto questo c’è spazio anche per le donne? “Le donne – conclude Chenda – sanno essere molto più competitive degli uomini, hanno più carisma, sono più metodiche. Basti pensare che, attualmente, i principali esponenti del mondo dell’industria e dell’impresa, a partire da Emma Marcegaglia per arrivare agli esponenti a livello locale, Trieste compresa, sono donne”.
Corinna Opara