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21
Mer, Ago

Sviluppo visivo dei bambini: l’occhio è programmato per apprendere

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La vista fornisce al cervello circa il 90% delle informazioni sul mondo esterno e rappresenta il canale primario di comunicazione.

La vista fornisce al cervello circa il 90% delle informazioni sul mondo esterno e rappresenta il canale primario di comunicazione.

Non è funzionale solo all’acquisizione delle immagini degli oggetti ma gioca un ruolo privilegiato durante l’emergente relazione madre-neonato, diventando così il principale veicolo dei rapporti sociali. Uno sviluppo anomalo del senso visivo determina nel bambino un anomalo sviluppo generale perché il bambino impara “imitando”: attraverso il meccanismo della visione diventa consapevole delle azioni compiute con le sue mani e in particolare il rapporto visivo con i genitori gli fornisce preziose indicazioni circa le sue prestazioni. L’universo visivo del neonato è limitato in distanza, esso si sviluppa soprattutto nella visione da vicino: il suo mondo è quello a portata di mano, la sua esperienza è mediata soprattutto dal tatto, dal gusto. La visione non è innata e non resta eguale per tutta la vita, ma si modifica, “matura” nel corso della crescita. Il ruolo dei parenti e dei medici pediatri che seguono il bambino fin dai primi momenti di vita è dunque fondamentale: osservare che non abbia disturbi visivi. Perché sfortunatamente questi difetti possono esistere, di solito non gravi: se presi in tempo, possono essere guariti, altrimenti diventare irreversibili. Il 12-14% dei bambini presenta, nel corso dei primi anni di vita, anomalie della funzione visiva. Poiché la funzione visiva alla nascita è rudimentale e, nei primi mesi, anche estremamente fragile (il primo anno di vita, detto “periodo critico” è il più plastico ed il più dinamico), è comprensibile l’importanza di un esame oculistico precoce. Se è poco normale ammettere a scuola, per imparare a leggere e scrivere, bambini dei quali non si è accertata la capacità visiva, è certamente una grave responsabilità della società (genitori, medici ecc.) trascurare, per mancanza d’informazione o per negligenza, il trattamento appropriato di un difetto oculare nel periodo privilegiato dello sviluppo e delle possibilità terapeutiche. Le ripercussioni, anche gravi, potranno pregiudicare l’avvenire del futuro adulto. Affidarsi alla professionalità ed all’esperienza di un optometrista porta ad una maggiore affidabilità dei risultati ed alla completezza delle informazioni sulla salute della vista dei nostri figli. È buona norma effettuare la prima visita optometrica nell’età in cui il sistema visivo si sviluppa: tra il secondo e il terzo anno di età o all’ingresso nella scuola materna. La visita serve a ricercare eventuali vizi di refrazione (miopia, astigmatismo, ipermetropia), di alterazioni della motilità oculare (strabismo, sindromi oculari, nistagmo) e dell’ambliopia. L’ambliopia è il cattivo sviluppo della visione di un occhio mentre l’altro è normale. Per scoprire l’ambliopia bisogna cercarla poiché il bambino non se ne lamenta. L’ambliopia diventa sempre più difficile da curare man mano che il bambino cresce, mentre una diagnosi il più precoce possibile ed un semplice trattamento possono consentire il recupero della vista; quanto prima si inizia, tanta più se ne recupera. La tempestività è fondamentale poiché in questa fascia d’età il sistema visivo appare ancora molto “plastico” e pertanto in grado di recuperare eventuali difetti. > Come si sviluppano le funzioni motorie-sensitive La struttura visiva, rudimentale nel neonato, subisce una maturazione e le funzioni visive migliorano in genere con una progressione che di seguito specifichiamo. È doveroso precisare che si tratta di una progressione “tipo” dello sviluppo visivo, quindi è solo indicativa (fonte modificata ed elaborata dalla Società Italiana di oftalmologia pediatrica). • 0-1 mese. Alla nascita l’acutezza visiva, non misurabile, è inferiore a 1/10. Il neonato distingue il rosso ed il verde se sono in forte contrasto. Il campo visivo è piccolo, la pupilla si restringe alla luce (riflesso fotomotore). Alla luce forte il bambino ammicca, lo sguardo è attratto dal movimento di una luce debole. L’occhio si sposta per risposta ad uno stimolo visivo (riflesso di fissazione limitato). • 1-2 mesi. Il bambino segue oggetti e luci in movimento; presta attenzione a stimoli nuovi e complessi. Il riflesso di fissazione migliora ed il bambino è capace di mantenere una fissazione durevole su un oggetto (un viso vicino) con lenti movimenti di inseguimento. • 2-3 mesi. Matura la capacità di convergenza, di fissazione e di focalizzazione. • 3-4 mesi. I movimenti oculari sono più lineari e aumenta l’acuità visiva; il bimbo osserva e manipola oggetti. Al quarto mese si definisce la coordinazione occhio-mano, tra visione e prensione; compare la visione binoculare. • 4-5 mesi. Il piccolo sposta lo sguardo dagli oggetti alle parti del corpo; tenta di raggiungere e spostarsi verso gli oggetti; riconosce visi e oggetti familiari. • 5-6 mesi. Il bambino raggiunge e afferra gli oggetti. Al sesto mese l’acutezza visiva è già alta oltre i 2/10. Vi è una brusca insorgenza della stereopsi (sensazione di rilievo e di profondità ottenuta grazie alla fusione di immagini binoculari: consente la migliore percezione di un corpo solido nello spazio). Buona fissazione degli oggetti lontani. • 6-7 mesi. I movimenti oculari sono completi e coordinati; egli sposta lo sguardo da un oggetto all’altro. • 8-10 mesi. Il bambino manipola gli oggetti guardandoli. • 11-18 mesi. Tutte le funzioni visive giungono a maturazione. Ad un anno l’acutezza visiva è di 4/10, il bambino indica gli oggetti che desidera, il campo visivo è uguale a quello dell’adulto. • A 3 anni l’acutezza visiva è di 6-8/10. Si può esplorare la visione stereoscopica. • A 4-5 anni la vista raggiunge i valori normali dell’adulto (10/10) e la stereopsi matura completamente. Dopo i cinque anni esplora il senso cromatico. • A 8 anni lo sviluppo può essere considerato terminato anche se è possibile talvolta ottenere piccole modifiche fino a qualche anno più tardi. > OCCHIO AGLI OCCHI Osservate attentamente gli occhi del vostro bambino ed il suo comportamento. Può essere segno di allarme e comunque richiede consulenza oculistica il bambino che: ha occhi particolarmente voluminosi o piccoli o che non si aprono regolarmente o “storti”; ha gli occhi rossi o una cornea lattiginosa; ha pupille di grandezza o colore diverso (pupilla “bianca”); ha intolleranza alla luce (chiude un occhio quando è colpito dalla luce forte); ha lacrimazione persistente e abbondante anche quando non piange; preme frequentemente le dita sugli occhi chiusi; a un mese non fissa una persona o un oggetto a due metri di distanza (manca di interesse per gli stimoli visivi); al terzo mese non segue regolarmente con lo sguardo una luce che si muove davanti a lui, la sua mimica è povera, non sorride; presenta movimento continuo degli occhi a piccole o grandi scosse (nistagmo); cade frequentemente, inciampa, non vede gli ostacoli (anche di lato); dice di vedere doppio; mantiene una posizione viziata del capo (torcicollo); strizza gli occhi quando guarda un oggetto distante o si avvicina troppo all’oggetto che interessa; ha cefalea dopo un prolungato lavoro visivo. > Gli occhiali per il bambino Gli occhiali per il bambino devono essere confortevoli, sopportabili ed efficaci per consentire una normale vita di relazione con gli altri bambini ed ottenere lo scopo per il quale sono stati prescritti. Devono avere costo contenuto perché si cambiano spesso ed essere costruiti con: a) materiale robusto e leggero, indeformabile, con montatura priva di spigoli, a colori simpaticamente attuali; b) cerchi ampi con grande campo di visione verso l’alto; il margine superiore della lente deve superare di poco il sopracciglio per impedire al bambino di guardare sopra la montatura (i bambini essendo piccoli guardano spesso verso l’alto); il bordo inferiore del cerchio non deve toccare la guancia; c) stanghette elastiche, a molla e aderenti, talora più allungate rispetto ai valori standard, per consentire una buona modellatura, una curvatura retroauricolare che non provochi dolore; d) appoggio nasale stabile (i bambini hanno il dorso nasale poco sviluppato); l’uso confortevole è favorito da un “ponte basso” e dall’eventuale inserimento sotto di esso di un apposito blocchetto in silicone antisdrucciolo biocompatibile; e) lenti leggere, centrate correttamente, antigraffio e resistenti agli urti (anche se non esistono lenti “a prova di bambino”); f) per le lenti da sole, affidarsi all’esperienza dell’oculista o dell’ottico di fiducia (diffidare di prodotti privi di garanzia di legge). > bambini disattenti Ricercatori oftalmologi dello Shiley Eye Center hanno trovato una corrispondenza tra la sindrome della disattenzione, denominata ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), e i problemi di fissazione prossimale. Sembra infatti che nei bambini con problemi nella concentrazione ci siano evidenti difficoltà di convergenza fusionale. Si parlerebbe addirittura di difficoltà all’attenzione tre volte superiore rispetto a bambini senza alcun problema evidente. La sindrome ADHD, dalle statistiche americane, rappresenterebbe uno dei più comuni problemi psichiatrici legati all’infanzia, e un’insufficiente convergenza, cioè l’incapacità di tenere gli occhi a fuoco su di un oggetto vicino, sarebbe legata in forma diretta con la sindrome. Il professor David B. Granet dell’UCSD Ratner’s Children Eye Center ha notato che su 266 pazienti con un’insufficienza nella convergenza, 26 di questi (circa il 9,8%) hanno manifestato la sindrome dell’incapacità all’attenzione. “Non sappiamo – afferma Granet – se l’insufficienza nella convergenza faccia peggiorare l’ADHD o se l’insufficienza nella convergenza faccia diagnosticare erroneamente tale sindrome, ma è sicuramente vero che tutti i soggetti che la manifestano sono da correggere nella loro problematica legata alla fissazione”. “Sono sufficienti – conclude il professore – alcuni esercizi ortottici facilmente eseguibili a casa propria”. Ignazia Zanzi BOX: QUANDO ESEGUIRE UNA VISITA AGLI OCCHI > Immediatamente (non c’è un’età “minima”) se ci sono anomalie oculari e del comportamento. > Alla nascita il medico pediatra controlla che non ci siano problemi oculari oggettivi (ptosi, cataratta). > Entro i 2 anni se i bambini sono a rischio e non ci sono segni funzionali. > Entro i 3 anni se i bambini non sono a rischio e in ogni caso all’ingresso della scuola materna. > A 5 anni per valutare se lo sviluppo è normale. > A 10-15 anni quando inizia a manifestarsi la maggior parte delle miopie lievi o moderate.