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21
Mer, Ago

Dipendiamo più dalla memoria visiva o da quella verbale?

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Avete o pensate di avere il cosiddetto “colpo d’occhio”? Per scoprirlo basta un semplice test.

Avete o pensate di avere il cosiddetto “colpo d’occhio”? Per scoprirlo basta un semplice test.

Mettetevi comodi davanti ad uno scenario gradevole (luogo aperto o chiuso fa lo stesso), a occhi chiusi, la testa orientata in una direzione precisa e aprite gli occhi per uno o due secondi come per scattare un’istantanea a quello che vi sta di fronte. Richiudete gli occhi, respirate profondamente e cercate di riportare alla mente il contenuto dell’istantanea. Percorrete i contorni dell’immagine mentale, definiteli come fareste con una matita “mentale” per qualche minuto, poi riaprite gli occhi e verificate se le due immagini corrispondono. Procedete in questo modo sino a che l’immagine che percepite di fronte a voi ad occhi aperti corrisponde a quella mentale che riuscite a ricordare. Terminate l’esperienza quando avrete raggiunto come risultato che l’immagine che percepite ad occhi aperti sarà più nitida rispetto a prima. La memoria visiva è davvero molto importante, può essere esercitata e migliorata, proprio come altre abilità visive, e aiuta a “vedere meglio”. Questa capacità di ricordare riportando alla mente l’immagine è molto diffusa ma difficile da studiare. Quando si ricorda un’immagine infatti ci sono parecchie zone della corteccia cerebrale coinvolte (prefrontale, parietale, temporale e occipitale). Per riuscire a capire come sono coinvolti i neuroni di queste aree corticali e quale sia la loro funzione, si è fatto questo particolare studio: a un gruppo di volontari sono state mostrate due figure; poi, mentre venivano sottoposti a risonanza magnetica, si chiedeva loro di ridisegnarne una a scelta. Si è visto che nella corteccia visiva occipitale un gruppo di neuroni si attiva per le figure a sviluppo verticale, un altro gruppo per quelle orizzontali o angolari. In base alle zone corticali attive durante la risonanza è stato possibile predire quale immagine il paziente stava pensando di disegnare con una percentuale di successo maggiore dell’80%. Secondo gli autori questo studio è il primo dove in maniera inconfutabile si dimostra che gli stessi neuroni sono chiamati in causa sia quando vediamo un oggetto sia quando lo richiamiamo alla memoria. Ma che corrispondenza e quali differenze esistono tra le esperienze visive e le memorie visive? Si sono studiati i legami che esistono tra percezioni visive, immagini visive e memoria partendo da un fenomeno capitato a tutti chissà quante volte nella vita e quindi ben noto: quello della persona “nota ma sconosciuta”. In mezzo a tante persone si individua il viso di una persona che è nota ma che non si riesce ad identificare. Si sa di conoscerla ma sfugge chi sia. Si comincia a porsi delle domande: è una conoscenza casuale, una persona incontrata anni addietro, un negoziante, un medico, uno dei tanti personaggi minori della televisione? La mente è in un vero stato conflittuale: ha identificato nel suo archivio un volto noto, ha rintracciato una memoria, ma non sa a chi esso corrisponda, non sa attribuirle un nome. Questa dissociazione tra il riconoscere e il ricordare dipende dalla maggiore sensibilità del nostro cervello ai messaggi visivi che possono lasciarvi stabili tracce ma non il pieno ricordo. Senza implicare la capacità di riconoscere quanto è noto. Gli stimoli visivi che vengono colti dai nostri occhi e inviati alla corteccia visiva (la parte del cervello che corrisponde all’occipite che li decodifica e traduce in immagini della realtà) hanno una presa notevole sulla nostra mente. Essi ci dicono che ciò che vediamo è un evento “vero”, un’esperienza del mondo reale cui dobbiamo prestare fede e noi crediamo a ciò che vediamo, tocchiamo, gustiamo, odoriamo! La stessa corteccia occipitale che percepisce la realtà visiva produce immagini mentali, una sorta di fotogramma della realtà. La differenza tra l’immagine che percepiamo e la relativa immagine visiva dipende dai meccanismi di filtro del nostro cervello che presta attenzione ad alcuni aspetti di una scena, trascurandone altri o rielaborandoli sulla base di precedenti esperienze. Se si aggiungono le fantasie o le suggestioni che provengono dai media, vengono “create” false immagini mentali, che possono assurgere al rango di memorie e fare ritenere che la fantasia corrisponda alla realtà. La maggior parte delle persone (circa il 60%) è dotata di una buona memoria visiva, le altre (circa il 40%) di una miglior memoria verbale. Le prime dipendono in maggiore misura dall’emisfero destro del cervello, sono quindi più capaci di visualizzare i volti umani, mentre le seconde sono più in grado di rappresentare e descrivere col linguaggio in quanto sono dominate da un maggior ruolo dell’emisfero sinistro, responsabile delle funzioni linguistiche. Gli esercizi di visualizzazione servono a potenziare le capacità dell’emisfero destro. Le immagini visive sono essenziali per ricordare ma la nostra capacità di rievocare esperienze del passato non si basa soltanto sulle immagini visive: l’intensità di un ricordo, in assenza di immagini che ne facilitino la fissazione, dipende dall’attenzione che abbiamo prestato a quella particolare esperienza. Prestare attenzione, insomma, è un aspetto fondamentale della memoria e molte nostre incapacità o défaillance dipendono dal fatto che l’attenzione è stata labile o che nel momento in cui abbiamo fatto un’esperienza eravamo distratti. Viene da sé che per potenziare il processo di memorizzazione bisogna innanzitutto curare il processo di percezione e quello di attenzione. Uno studio sull’attenzione prestata dai visitatori dei musei alle opere d’arte ha indicato che il visitatore medio spende circa sei secondi per guardare un dipinto. L’impressione che ne ricava è indubbiamente fugace, e la memoria, se quest’impressione lascia un ricordo, è soprattutto la sensazione di un impreciso coinvolgimento emotivo. Come quando fermi al semaforo di un incrocio stradale un cartellone attrae la nostra attenzione e lascia un’impressione, suscita un’emozione. E quello è il principio su cui si basa la pubblicità: catturare la nostra attenzione e lasciare un’impressione, un’emozione. Ma quella è solo pubblicità! Ignazia Zanzi BOX: Sinistra o destra? I due emisferi cerebrali codificano diversi tipi di memorie: le informazioni e memorie di tipo verbale vengono decodificate dall’emisfero temporale medio e dall’ippocampo sinistro, mentre le memorie e informazioni visive e spaziali coinvolgono analoghe strutture dell’emisfero destro e parte della corteccia frontale. Il riconoscimento acustico di suoni conosciuti e le memorie musicali coinvolgono invece soprattutto l’emisfero occipitale destro. Questo spiega perché nelle persone in cui si verifica un’amnesia totale debbano essere necessariamente danneggiate le strutture del lobo temporale mediale e dell’ippocampo dei due emisferi, mentre i casi più lievi possono dipendere da lesioni più circoscritte e da un lato solo del cervello.