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Mer, Mag

Crisi economica: esiste un dialogo tra le aziende e la ricerca?

Economia
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La crisi finanziaria ha travolto il mondo e l’Italia non poteva sfuggire. Secondo il rapporto dell’Eurispes (Istituto di studi politici, economici e sociali) “Italia 2009”, il 78% degli italiani ha cambiato il proprio stile di vita, tagliando le spese per regali, ristoranti, divertimenti e vacanze.

La crisi finanziaria ha travolto il mondo e l’Italia non poteva sfuggire. Secondo il rapporto dell’Eurispes (Istituto di studi politici, economici e sociali) “Italia 2009”, il 78% degli italiani ha cambiato il proprio stile di vita, tagliando le spese per regali, ristoranti, divertimenti e vacanze.

Il rallentamento della domanda ha comportato inevitabilmente una diminuzione della produzione. La recessione economica ha colpito il sistema produttivo nella sua interezza, anche se in modo diversificato a seconda del settore economico, area geografica e caratteristiche dell’azienda. Nel 2009, il Ministero dello Sviluppo economico ha istituito più di 150 tavoli di confronto con le parti sociali con l’obiettivo di trovare soluzioni alle crisi aziendali e settoriali, che hanno coinvolto più di 300mila lavoratori. Si è riflettuto e scritto molto sull’attuale situazione economica in cui versa il nostro Paese, purtroppo non si è approdati ancora ad una soluzione certa che permetta di trovare la strada per uscire dalla crisi.
Di fatto, le realtà imprenditoriali che vogliono continuare a lavorare hanno l’obbligo di investire sempre più nell’innovazione tecnologica affinché la competitività non sia solo nei costi, ma anche e soprattutto nelle idee. È quanto è stato sostenuto durante un recente incontro sul tema “L’innovazione tecnologica e scientifica per battere il declino economico”, a cui hanno partecipato Stefano Fantoni, direttore della Sissa di Trieste, Andrea Illy, presidente di Illycaffè, Alfio Quarteroni, docente del Politecnico di Milano, Benito Zollia, fondatore e presidente della Brovedani SpA, Federica Seganti, assessore regionale alle Attività produttive.
“L’alta formazione, la ricerca e il trasferimento di conoscenza – ha spiegato Fantoni – rappresentano tre fondamenti che devono necessariamente comunicare tra loro perché la conoscenza dinamica sta alla base della competitività”. “Inoltre – ha sottolineato – in Italia questo processo è stato avviato in ritardo, soprattutto per motivazioni intrinseche alla nostra cultura, comportando grosse inefficienze. Tuttavia non bisogna desistere ma impegnarsi strenuamente affinché imprese e università dialoghino per uno scambio proficuo di conoscenze”. Inoltre, il direttore della Sissa ha evidenziato coma sia importante l’attitudine al rischio da parte di un’impresa, in quanto un’azienda che non rischia non procede, specificando come il processo innovativo avvenga spesso in modo casuale. “La ricerca – ha specificato Illy – dev’essere finalizzata alla conoscenza che a sua volta è destinata all’innovazione intesa come intelligenza collettiva”.
Il presidente Zollia ha affermato che “c’è un distacco profondo tra i luoghi che producono cultura e quelli che la utilizzano”. Zollia ha poi sostenuto l’importanza della ricerca soprattutto nel suo settore (la sua azienda si occupa da quarant’anni di micromeccanica e componentistica per automobili), altamente competitivo, spiegando come abbiano creato una scuola interna di ricerca, la Keymec: un progetto finalizzato a fare sistema nel territorio e a mettere al suo servizio le conoscenze e il network internazionale del gruppo.
Il professore Quarteroni è intervenuto sul ruolo che la ricerca scientifica e la tecnologia svolgono nel nostro Paese, premettendo come la Finlandia investa il 4% nella ricerca e l’Italia solo l’1%. Ha, inoltre, aggiunto come “il dialogo tra aziende e università sia di estrema importanza, soprattutto per quel che riguarda le piccole e medie imprese”. “Esiste purtroppo – ha fatto notare ancora Quarteroni – un rapporto di sfiducia reciproca tra le università e le aziende. È fondamentale però migliorare il dialogo tra ricerca ed impresa per lo sviluppo del nostro Paese”.
“Durante i periodi di crisi – ha evidenziato l’assessore Seganti – non si deve investire solo in ammortizzatori sociali, ma anche nella ricerca e nell’innovazione per poter creare vantaggio competitivo”. “Per lo sviluppo alle imprese – ha poi ricordato – sono stati stanziati dalla Regione 178 milioni di euro ed è stata avviata un’iniziativa per la quale si è deciso di anticipare il 70% su ogni progetto presentato. In regione hanno risposto 812 aziende, di cui 300 tra artigiani e operatori turistici”.
Monica Ricatti