Sidebar

18
Dom, Ago

LA PAROLA AL CARDIOLOGO. Le palpitazioni cardiache: un disturbo molto frequente

Attualità
Stile testo

Il cuore è un muscolo e come tutti i muscoli ha bisogno di uno stimolo. Lo stimolo elettrico del cuore normalmente origina da una centralina detta nodo del seno localizzata nell’atrio destro. Da questo punto esso scende in basso fino ai ventricoli attraverso speciali vie di conduzione elettrica.


La frequenza cardiaca varia da un momento all’altro, usualmente si parla di ritmo normale o sinusale quando la frequenza varia da 60 a 100 battiti al minuto e nella giornata sono circa 100.000 i battiti cardiaci. Usualmente la frequenza cardiaca accelera in corso di sforzo o di emozioni, mentre rallenta a riposo e nel sonno.
> Cosa sono le palpitazioni cardiache?
Quando un soggetto “sente” il proprio battito cardiaco si parla di palpitazione o di cardiopalmo. Le palpitazioni possono avere un’insorgenza improvvisa o graduale e durano secondi, minuti o anche ore; a volte possono essere molto veloci, con sequenza regolare o irregolare. In alcuni casi (particolarmente nei cardiopatici) le palpitazioni si associano a difficoltà di respiro o dolori al petto, a stanchezza profonda e persino a svenimenti. In soggetti più sensibili esse provocano ansia e persino attacchi di panico ingiustificati. Caffeina, alcol, nicotina, stress, affaticamenti, iperfunzione della tiroide, anemia e persino alcuni farmaci (antidepressivi) possono favorire la comparsa di palpitazioni. In altri casi invece è la cardiopatia sottostante che causa la palpitazione.
> Varietà di aritmie
Una lunga serie di aritmie può provocare la palpitazione cardiaca, le più frequenti sono le extrasistoli: battiti cardiaci che nascono al di fuori del nodo del seno, o negli atri (extrasistole atriale) o nei ventricoli (extrasistole ventricolare), che interrompono il regolare ritmo cardiaco. Sono percepite come sensazione di tuffo al cuore, o di rotolare di sassi, o un nodo in gola, possono essere isolate o in serie di 3-4; a volte sono seguite da una pausa avvertita dal soggetto come un arresto del cuore. Forme più importanti che possono provocare conseguenze più serie sono la tachicardia, il flutter e la fibrillazione atriale. Le aritmie perciò sono numerose, con varietà che passano da forme estremamente banali a quelle tanto gravi da mettere a repentaglio la vita.
> Qual è il comportamento razionale del paziente?
Se la palpitazione si associa a sintomi importanti, chiamare il proprio medico o il 118. Se viceversa la palpitazione non si associa a sintomi gravi, non farsi prendere dal panico, imparare a controllare il polso radiale contando i battiti in un minuto e osservando se sono regolari o irregolari. A volte una respirazione forzata a bocca chiusa (come se si andasse di corpo) può risolvere in modo favorevole la situazione. Riferire poi al proprio medico: da quanto tempo si lamenta il disturbo, eventuali sintomi associati; se le palpitazioni si manifestano a riposo o sotto sforzo, di giorno o di notte, se sono regolari o irregolari, la loro durata, la comparsa improvvisa o graduale, se sono scatenate da particolari fattori e le caratteristiche del polso durante la crisi. Sono tutte informazioni che aiutano a formulare una probabilità diagnostica.
> Come praticare una corretta diagnosi
In molti casi un’accurata descrizione del disturbo da parte del paziente già permette la diagnosi, tuttavia quella più corretta richiede la registrazione dell’aritmia mediante un elettrocardiogramma. In molti casi però il disturbo è così breve che difficilmente si fa in tempo a registrare un tracciato di routine. Si utilizza perciò più spesso la registrazione dell’attività elettrica cardiaca con il monitoraggio Holter. Si tratta di un piccolo registratore tipo cassetta musicale che il paziente porta con sé per 24 o più ore collegato al corpo mediante elettrodi adesivi. Eseguita la registrazione, questa poi è letta ed interpretata dal cardiologo o dal tecnico di cardiologia.
Identificate la natura e le caratteristiche dell’aritmia, è fondamentale sapere se esiste un substrato patologico a livello cardiaco, in altre parole se la causa dell’aritmia è una sottostante cardiopatia. Per questo spesso è necessaria la consultazione dello specialista cardiologo che con l’esame clinico e alcuni esami strumentali mirati può confermare o escludere la presenza di una cardiopatia. Numerose sono le cardiopatie che possono provocare aritmie: alterazioni delle valvole cardiache, malattie del muscolo cardiaco (cardiomiopatie), la cardiopatia ipertensiva e quella ischemica e numerose altre meno frequenti, fra cui la predisposizione genetica.
> Il trattamento
Normalmente le aritmie sporadiche, non disturbanti nelle quali non sia stata riconosciuta la presenza di una cardiopatia, non necessitano di trattamenti specifici. È sufficiente in queste situazioni tranquillizzare il paziente. È il caso per esempio delle extrasistoli o della tachicardia sinusale. Quando invece è stata identificata la presenza di una sottostante cardiopatia è opportuno tentare di curare la malattia cardiaca. Molto spesso infatti aritmie che si manifestano in corso di ipertensione arteriosa, ischemia cardiaca, disturbi della tiroide o dell’apparato digerente migliorano o addirittura scompaiono una volta risolti questi quadri patologici. In altri casi invece sono necessari i farmaci antiaritmici per la cura e soprattutto per la prevenzione delle recidive: sono farmaci importanti che possono provocare reazioni avverse e durante il loro uso è fondamentale un assiduo controllo del loro effetto.
Infine per le aritmie più importanti che causano gravi disturbi o che alterano la qualità della vita dei pazienti, è utilizzata l’ablazione. È questa una tecnica cruenta che, mediante l’introduzione di particolari sonde all’interno del cuore, elimina il focus (circuiti elettrici anomali) che provoca l’aritmia. In alcuni casi l’intervento abolisce del tutto l’aritmia, in una minoranza è necessario un secondo intervento, in altri infine all’ablazione si associano i farmaci antiaritmici (terapia ibrida).
> Le Conclusioni
Le palpitazioni sono attualmente forse il disturbo cardiaco più frequente che colpisce tutti i soggetti dall’età neonatale a quella geriatrica, nella maggior parte dei casi sono benigne e non necessitano di cure particolari. È fondamentale stabilire il tipo di aritmia che le provoca e la presenza o meno di una sottostante cardiopatia. La consultazione del proprio medico curante e del cardiologo può risolvere il problema nella maggior parte dei casi, evitando in questo modo stati d’ansia e d’apprensione che spesso sono più importanti della stessa aritmia.

foto: Tim Marshall