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Esami del sangue: gli indici infiammatori

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Nella pratica clinica corrente è frequente la necessità di accertare la presenza di uno stato infiammatorio, acuto o cronico che sia, valutarne l’entità e, al caso, seguirlo nel tempo. Gli indici infiammatori più comunemente e frequentemente usati sono la velocità di eritrosedimentazione (VES) e la proteina C reattiva (PCR). Per entrambi gli esami è richiesto il prelievo venoso.


Nel caso della VES al sangue raccolto viene aggiunto un anticoagulante. Il campione viene aspirato poi in un apposito tubicino graduato alto e stretto: a intervallo di un’ora e due ore, si misura la quantità di globuli rossi depositata sul fondo del tubo.


Nel caso della PCR è opportuno restare a digiuno dalla sera precedente l’esame; il risultato è disponibile dopo poco tempo e l’esame può essere richiesto in regime d’urgenza a discrezione del medico.


> VES o velocità di eritrosedimentazione

Indica la velocità con cui i globuli rossi sedimentano, cioè si depositano sul fondo della provetta dividendosi dal plasma in cui sono sospesi. Maggiore è la velocità di sedimentazione (valore VES più alto), più intenso è lo stato infiammatorio.
L’esame, per quanto affidabile nel segnalare una flogosi, è molto aspecifico e valori alterati non sono indicativi né del tipo di patologia né della sua gravità. Il risultato deve essere interpretato alla luce dello specifico contesto clinico.
La diminuzione della VES, evento più raro e poco importante, rispetto ai valori normali si riscontra nei casi di: emoconcentrazione (shock, disidratazione), alterazioni dell’assetto proteico ematico (cachessia, epatopatie), uso di dosi elevate di farmaci anticoagulanti.


> PCR o proteina C reattiva

È una sostanza che si trova nel sangue di soggetti colpiti da infiammazione ed è un eccellente indicatore del processo flogistico in atto. Dosarla più volte nel corso di malattie reumatiche, infettive, autoimmunitarie e cardiovascolari avrebbe una valenza diagnostica e sarebbe un indice dell’efficacia terapeutica.

I.Z.

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