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Mi piacciono i bambini

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A Puglie di Domio, in provincia di Trieste, è attivo il nido d’infanzia “I nidi nel nido”. In un nuovo e unico sito coesistono due diversi nidi che, per venire incontro alle varie esigenze dei genitori, accolgono i bambini in orari diversi: il primo, considerato tradizionale, rivolto ai bambini dai 3 mesi ai 3 anni, li può accogliere con flessibilità dalle 7.30 alle 17.30; il secondo, mattutino o pomeridiano, rivolto ai bambini dai 12 ai 36 mesi, li può accogliere dalle 7.30 alle 14.00 o dalle 14.00 alle 20.00.

 

A volere fortemente questa struttura è stato il Consorzio Servizi per l’infanzia L’Arca, costituito da due cooperative sociali, Il Guscio e La Casetta, che da molti anni gestiscono strutture educative quali nidi e materne. Le esperienze di queste due importanti realtà del tessuto sociale del capoluogo giuliano si sono unite per dar vita a un progetto socio-educativo che si distingue per alcune peculiarità, tra le quali la messa in pratica di un sistema non più rivolto solo al bambino da accudire, ma che coinvolge le famiglie in tutte le loro componenti e fa della professionalità degli educatori la base per il metodo di lavoro.

 

“Quando selezionavamo gli educatori – spiega la dottoressa Serena Bontempi, pedagogista – alla domanda «per quale motivo vuole lavorare in un nido?» ci capitava spesso di sentirci rispondere «mi piacciono i bambini». L’adorare i bambini e il provare gioia nello stare in loro compagnia, però, non sono garanzie di professionalità o di preparazione e nemmeno probabilmente la prova di una reale predisposizione psicologica al lavoro di relazione”. “È ancora molto diffusa l’idea che basti essere di sesso femminile per poter “stare con i bambini” nel nido – aggiunge – e la stessa formazione scolastica fatta attraverso i tirocini mette spesso le giovani aspiranti educatrici di fronte ai bambini in maniera ialtmprovvisata e senza l’adeguato sostegno. Seguire un bambino, al contrario, significa da un lato saperlo ascoltare e capire, dall’altro accogliere e ascoltare la sua famiglia. È un lavoro impegnativo sul piano personale che necessita, se condotto con professionalità, di studio, formazione e una costante e attenta verifica su se stessi. Non si tratta di “far fare ai bambini” delle belle cose, ma di “essere” per loro e per i loro genitori un riferimento comprensivo, affettuoso e competente”.

 

Accanto al Consorzio “L’Arca”, è operativo dal 2001 l’Ente Formativo Archè, associazione fondata dai professionisti de “L’Arca” che si occupa in maniera esclusiva di formazione in campo educativo: prepara i futuri educatori e educatrici mediante l’utilizzo delle metodologie usate nelle strutture de “L’Arca”, metodologie che si distinguono per il costante collegamento tra l’indispensabile teoria appresa e la pratica giornaliera. Viene data una particolare attenzione al triangolo relazionale educatore-bambino-famiglia, con lo scopo di costruire un circolo virtuoso che sostenga le famiglie e consenta ai bambini e alle bambine di “stare bene” mentre crescono in mezzo a adulti consapevoli. “Per provare a capire gli altri – sostiene la dottoressa Bontempi – bisogna innanzitutto cercare di capire se stessi”. “Ecco perché – continua – il tirocinio presso i nidi del Consorzio “L’Arca” si svolge attraverso la modalità che è definita di “osservazione partecipata”, modalità innanzitutto osservativa che tende a sensibilizzare l’allievo al riconoscimento dei propri stati emozionali di fronte ai bambini. A fine giornata la tirocinante presenta un diario nel quale devono trovar dimora emozioni, stress, idee, riflessioni che l’osservazione ha suscitato e su questi spunti prende poi corpo il lavoro di formazione. In questo modo a rafforzarsi è la più intima consapevolezza di se stessi e delle proprie attitudini nel rispetto delle esigenze dei bambini e delle loro famiglie”.

 

Qualsiasi soggetto, pubblico o privato, per gestire una struttura socio-educativa come quella di un nido, in base alla nuova Legge Regionale n. 20 del 2005, deve ottenere l’autorizzazione del Comune di riferimento sulla base di importanti requisiti quali, tra gli altri, la corrispondenza delle strutture alle disposizioni della legge e del regolamento regionale, la presenza di personale in possesso dei titoli di studio previsti dalla normativa vigente, l’offerta di un progetto educativo rispondente alla tipologia del servizio offerto e l’adeguatezza del rapporto numerico tra personale impiegato e bambini accolti in relazione alle specifiche tipologie del servizio. “Preposti alla verifica del lavoro svolto all’interno delle strutture educative – chiarisce ancora la dottoressa Bontempi – sono i Coordinatori, a loro volta qualificati professionisti garanti delle corrette applicazioni delle metodologie lavorative e dell’instaurarsi di proficui rapporti tra i bambini e gli educatori e tra questi e le famiglie”.

 

La Regione Friuli Venezia Giulia infine ha istituito, ad ulteriore garanzia del corretto ed appropriato svolgimento delle attività del settore socio-educativo, il Comitato di coordinamento pedagogico e organizzativo. Il Comitato, tra le molte funzioni che lo coinvolgono, propone, in relazione alle diverse tipologie di servizi e nel rispetto delle esigenze locali, indirizzi pedagogici omogenei, favorendo la sperimentazione e la verifica di specifici progetti educativi e organizzativi; promuove e coordina la formazione permanente del personale del sistema educativo integrato; individua criteri per la sperimentazione di metodologie educative, anche attraverso contatti con altre realtà nazionali ed estere. Sulla base di tali premesse, sembra proprio che la risposta «mi piacciono i bambini» sia proprio fuori luogo e datata.

P.G.

 


In collaborazione con Help!

 

 


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