
Capito bene? No? In soldoni significa che l'illuminato governo Berlusconi-Tremonti ha consumato nel solo mese di luglio 5,67 miliardi di euro in più dell'anno scorso e nei primi sette mesi dell'anno nientepopodimeno che 31,3 miliardi di euro in più rispetto all'esecutivo Prodi nei primi 7 mesi del 2008.
31.300.000.000 di euro (circa 522 euro per ogni italiano, neonati e ultracentenari compresi)! Una cifra spaventosa che altro non fa che aumentare un debito pubblico ampiamente fuori controllo e che oramai Tremonti stesso dispera dal riuscire a risanare. Un macigno che questi professionisti dello spreco hanno messo sulle spalle di numerose generazioni a venire. Si potrebbe pensare: i soldi sono stati utilizzati per costruire ponti, scuole, strade, edilizia pubblica, ricerca, università, sanità e sono utili a rilanciare l'economica in difficoltà. Niente di più falso: i soldi in più sono usciti per esempio per aumentare di ben 4 miliardi i già sontuosi stipendi pubblici in modo particolare dei quadri e dei dirigenti, altri 5 miliardi sono stati sciupati per i "consumi intermedi", ovvero quelli necessari a (non) far funzionare la Pubblica Amministrazione (fornitori, aziende appaltatrici, consulenti esterni), altri 9 miliardi in più per le pensioni (ma qui il Governo non ha colpe, semplicemente perché sono aumentati i pensionati), altri 4 miliardi di euro per "altre prestazioni sociali" e "altre spese correnti" e così via...
Un disastro, figlio dell'incapacità di risparmiare, della miopia nel tagliare, del clientelismo e della corruzione che - come ha spiegato la Corte dei Conti, nella sua relazione del giugno scorso - pesa in modo non più sostenibile dall'economia italiana e che preannuncia disastri ancora maggiori. Fino a quando Tremonti potrà permettersi di indebitare il Paese? Il ministro dell'Economia ha ereditato da Padoa Schioppa un rapporto deficit/Pil di circa il 103,5%, in poco più di un anno ci stiamo avvicinando al 115%.
Berlusconi vince anche perché spende più di quanto incassa (i soldi non sono suoi), per mantenere oggi il consenso. In futuro, quando il mondo non darà più credito all'Italia facendola precipitare in bancarotta, forse, lui non ci sarà più. E gli italiani resteranno con il cerino in mano.

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